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Paolo Facchinetti

Artista - iscritto il 6 gen 2010

Luogo: IT

Email - info@paolofacchinetti.com

Sito web - www.paolofacchinetti.com

Bio

Paolo Facchinetti, è nato a Nembro (Bg) nel 1953.
Inizia la sua formazione artistica all'Accademia Carrara di Belle Arti a Bergamo frequentando i corsi di disegno e di nudo sotto la guida del prof. Mino Marra.
Frequenta lo studio del pittore Cesare Benaglia e dal 1985 al 1989 il Gruppo Artistico Valbrembo che organizzava corsi d'incisione, di disegno e di pittura.
Artista poliedrico, l'astrazione e la figurazione sono parti complementari del suo percorso.
Dal 1972 espone le sue opere in numerose mostre personali, collettive e partecipa a rassegne d'Arte nazionali e internazionali.
Vive e lavora a Nembro.

Paolo Facchinetti was born in Nembro (Bergamo, Italy) in 1953.
His artistic training began at the Accademia Carrara di Belle Arti in Bergamo when he attended Drawing and Anatomy classes with his tutor Mino Marra.
Paolo used also to frequent Cesare Benaglia’s studio and from 1985 to 1989 the Valbrembo Artistic Group which organized engraving, drawing and painting courses.
He’s a polyhedric artist, abstract and figurative painting are two complementary parts of his artistic life.
From 1972 Paolo has shown his works in many personal and collective exhibitions and has taken part in a lot of international artistic shows.
He lives and works in Nembro.

TIMBRI
di Anna Facchinetti - Milano ottobre 2009

I segni sono i rappresentanti di un bipolarismo artistico che si può ben dire avere le sue radici in quelle inquadrature veloci e a tratti improvvisamente fermate di Gerhard Richter, artista tanto caro a Paolo Facchinetti in quanto uno dei pilastri portanti della sua crescita e del suo gusto personale. 
Lo scontro tra fazioni diverse sembra essere una costante nella vita artistica del nostro protagonista. Il suo viaggio nel fare arte pittorico che ormai dura da 30 anni ha conosciuto diverse “fasi”, svariate sperimentazioni ed anche contraddittori percorsi verso quella che è oggi la sua arte.
In quel bipolarismo artistico sopra citato risiedono gli studi tecnici e le empatie umane che il Nostro ha vissuto durante la sua vita artistica e non. Quando la vista di un’opera di Francis Bacon suscitava domande e sviscerava sensazioni e quando la contemplazione della perfezione richteriana sembrava non lasciare altra via d’uscita per il fare arte. 
Paolo Facchinetti decide di non privarsi di nessuna di queste visioni innovative, le assolutizza in una poetica nuova, personale ed innovativa. Gioca con l’insofferenza umana di Bacon e l’illusione ottica di Richter, i due grandi pilastri del Novecento che lo hanno segnato profondamente.
L’esplosione, la disgregazione, lo sfaldamento della figura e dell’essere umano; della sua fragilità; del suo essere e non essere parte del cosmo. L’uomo visto non come un qualcosa di unitario, ma come se fosse l’insieme di tante piccole incertezze e dubbi e angosce.
Giustamente V. Angelini sostenne che “ […] il segno di Facchinetti traduce in forma non tanto il soggetto o una figura particolari bensì la dimensione della sua esperienza e conoscenza, il suo sentire interiore […] “.
La ricerca come continuo memento dell’essere un artista che non si può accontentare dell’immagine statica che ha davanti a sé. Ed è un percorso che si caratterizza per una forte particolarità che distingue il suo cammino rendendolo personalissimo.
Bacon deforma, Facchinetti sfalda. Più romantico di Richter e meno drammatico di Francis.
Ma la sua arte non è nemmeno solo questo. I colori, le forme, gli angoli prospettici, i gesti resi immobili dall’acrilico che si asciuga; l’arte vista semplicemente come un gioco ottico, come un complimento estetico nei confronti della vita. La pittura diventa illusione e per rappresentare un personaggio, la realtà o un amico si rende fondamentale. 
L’illusione e la realtà, altre due componenti del bipolarismo di Facchinetti. Ma nel suo universo queste due facce della medesima medaglia non sono in lotta fra loro, una non esclude l’altra, anzi. Convivono, si fanno forza e si giustificano vicendevolmente.
Così il ritratto di un personaggio immortale per la musica jazz può nascere subito dopo aver concluso un’opera astratta nelle tonalità del blu e del nero; oppure entrambi i soggetti possono rendersi complementari e dividere la scenda di un quadro.
Come nel passato anche in questa nuova fase sembra che l’evanescenza abbia un ruolo fondamentale. Il binomio da sempre esistente nell’arte del Facchinetti non viene negato nemmeno in questo nuovo step della sua crescita artistica: presenza, ma soprattutto assenza. Le figure nascono non tanto dai timbri, ma dalla loro mancanza. Gli spazi liberi sono fondamentali per la figura stessa.
Un’arte del togliere. Michelangelo sosteneva che la vera scultura fosse quella "per via di togliere". Senza fare paragoni forse insensati o cronologicamente impossibili, prescindendo dal fatto che qui si tratta in modo univoco di pittura, non mi sembra un caso che Il Grande Artista italiano sia uno dei punti di riferimento per il Nostro che spesso definisce le sue opere non con l’aggiunta di dettagli, ma cancellando. In questo senso il suo intervento in negativo può essere visto come una rielaborazione in chiave contemporanea e personale del principio michelangiolesco.
Lascia spazio agli sfondi, alle campiture mono-cromatiche; da’ voce ai “vuoti” delle forme e delle figure. Figure in negativo, definite dal non-esserci piuttosto che da quello che c’è.
Nella serie dei Timbri l’immagine ha una riconoscibilità impressionistica.
Osservati da vicino si assiste ad un’esplosione di forme nel bianco, nel nero e nel mono-colore; allontanandosi la figura acquista una sua identità, una definizione. L’immagine non c’è. La figura è creata dall’occhio dell’osservatore, che guardando ne compensa la mancanza, proprio come succedeva per le opere francesi della seconda metà dell’Ottocento.
Con i Timbri si ha la deflagrazione completa dell’immagine, da un epicentro, come un tumulto, l’esplosione si espande verso colui che guarda. Si avvicina e lo abbraccia coinvolgendolo. 
Tuttavia il Nostro non rinnega i grandi pilastri dell’arte che hanno avuto un ruolo fondamentale per l’umanità artistica e per lui stesso. Prima si è accennato a Richter e anche alla disgregazione dell’immagine; come se la superficie crollasse ed il tumulto sfaldasse la figura e la scomponesse in centinaia di frammenti (i timbri). Tutte queste componenti hanno comunque un nucleo originario che sta nel cuore dell’immagine e dell’opera stessa.
Ma non era forse quel Vincent Willem van Gogh tanto innovativo quanto introspettivo, che componeva le sue figure con centinaia di pennellate che tuttavia avevano un centro da cui nascevano, che le generava?
Con Paolo la pennellata si è evoluta ed è cresciuta sperimentando nuovi mezzi e strumenti del fare arte, approdando al timbro di varia forma e misura.
Ma l’eredità e l’insegnamento dell’ormai “classico” pittore olandese si riscontra in quell’epicentro figurativo che da’ origine a tutta l’opera.
Un ulteriore sviluppo nella fase sperimentale dei timbri si ha quando dal fondo nero il bianco si fa strada prendendo il sopravvento. Si assiste ad un cambiamento repentino. Il bianco prevale sullo sfondo. Il vuoto acquista più importanza e sono il nero ed il colore, ora, a creare l’immagine. Come se si assistesse ad una trasposizione quasi in negativo dello sguardo del pittore.
Insomma, i timbri sono tutto questo; sono una sorta di sintesi di quello che è stato il percorso, la ricerca e la crescita di Facchinetti in ambito artistico.


ANCESTRALI
di Anna Facchinetti - Milano 2011

Ancora una volta l'arte di Paolo Facchinetti non delude le aspettative di crescita.
Si, perché se qualcuno conosce il lavoro di questo artista si renderà subito conto del grande passo in avanti compiuto con queste opere.
Segnicamente e graficamente, forse, il gesto innovatore sembrerà impercettibile e delicato. Ma sicuramente, dopo un più attento sguardo, quelle ombre che compaiono sulla superficie dell'opera illumineranno tutto il suo percorso.
Il segno distintivo sta tutto in queste lievi cromie sfumate, che si proiettano quasi casualmente sulla superficie dell'opera.

Ma facciamo un passo indietro.
Alla base c'è il tempo e le tracce di colore - non colore che esso lascia. Imbrigliati sulla superficie bidimensionale i gesti di Paolo Facchinetti tracciano campiture più o meno omogenee alla quali si sovrappongono frangenti. Attimi, pulviscoli, presenze di tempo messo a fuoco e cristallizzato in un contorno ben definito che risalta sul fondo gestuale e il più delle volte monocromatico.
Fotografie istantanee, in cui il calcolo e l’equilibrio permettono l’esistenza di queste opere che, se a prima vista possono sembrare disordinate e casuali, hanno una distribuzione degli spazi e delle pesantezze cromatiche davvero da manuale.
E già qui l'attività del Facchinetti poteva ritenersi arrivata dato che a livello puramente stilistico ed estetico aveva raggiunto la resa visiva di Gerhard Richter, uno dei suoi punti di riferimento della storia dell’arte astratto – gestuale. Ma il suo percorso ha voluto fare un passo in più per liberarsi di tutte le possibili analogie e ispirazioni riconducibili al passato.
Ora nell'opera si vede, si deve vedere, anche quello che non c'è. Anche quello che non è direttamente rappresentato perché sta letteralmente ad un livello superiore.

Ecco allora le ombre.
Come presenza – assenza il loro esserci segna l’esistenza di un qualcosa che però non è direttamente visibile a chi guarda. È qualcosa di reale? Sono presenze spiritiche? Sono solo segni senza vita? Questo non ci è dato saperlo, possiamo però immaginare che l'opera sia deposta su un piano e parallelamente ad esso scorrano trame, quasi dei tessuti, delle pellicole… come una carovana di presenze.
Non si sa cosa siano e non si sa se siano poi veramente qualcosa.
Fatto sta che queste ombre ci sono e come presenze ancestrali completano ciò che l'occhio vede rappresentato nell'opera. Questi lievi, ma precisi, interventi forniscono una lettura più profonda e curiosa a ciò che ci ritroviamo davanti.
Come tutto ciò che vediamo, e che Paolo Facchinetti realizza, c'entra ben poco la casualità. Le ombre non sono presenti senza uno schema preciso e senza una logica quasi geometrica che solo apparentemente risulta paradossale alla loro inconsistenza.
Parlano un codice e capire questo linguaggio geometrico - estetico è l'unico modo per entrare in armonia con l'opera e poterla comprendere ulteriormente.
Se la gestualità dell'artista è visibile nello sfondo delle opere e trova la sua libertà in queste campiture, nella realizzazione delle ombre questa stessa gestualità è trattenuta.
Tutta l'energia della nuova scoperta stilistica è incanalata per rendere al meglio queste forme apparentemente così naturali ed evanescenti, ma che sono invece frutto di una grande tecnica e sapiente manualità.

Per concludere, Paolo Facchinetti ha dimostrato ancora una volta di non sapersi fermare di fronte ad un risultato raggiunto. Di voler comunque approfondire la sua ricerca verso altre mete.
Non so se questa sarà la fine degli astratti in bianco e nero. Non lo sa nemmeno l'artista stesso.
Certo è che se il suo cammino proseguirà, questo è uno splendido traguardo da cui partire.


PER UN VIAGGIO NELL'UNIVERSO IMMAGINATIVO DI PAOLO FACCHINETTI
di Vitaliano Angelini - Urbino 2006

Paolo Facchinetti è sicuramente una figura d’artista complessa, “un’anima inquieta” si potrebbe definire, se riusciamo ad investire la frase, ormai logora e consumata, di quel tanto di humor ed ironia, che, soli, possono consentire il distacco dalle cose e dalle immagini proposteci dall’artista.
Bergamasco, per formazione e cultura, egli lascia intravedere attraverso il suo lavoro, un’ansia che sin dagli inizi lo porta ad una continua ricerca e sperimentazione delle valenze plurime dei linguaggi, dalla pittura, alla fotografia, al disegno, per tentare con quelli l’individuazione, nelle possibilità delle diverse tecniche, di una via espressiva delle urgenze interiori che lo agitano.
Alcune parole, di natura autoanalitica, scritte da Facchinetti e messe a mo’ di occhiello in apertura di un suo catalogo edito per una mostra nella galleria Cà Gromasa, ad Albino, sono particolarmente illuminanti rispetto a quest’inquietudine che trova nelle proprie contraddizioni interne la sua spiegazione e vitalità.
Scrive Facchinetti: ” La pittura è la mia solitudine, ma soprattutto la mia salvezza, la mia libertà….”.
Vale a dire, tentando d’interpretare il senso di quelle parole, che per quest’autore la pittura diviene luogo di angoscia che lo isola e separa dal mondo contemporaneamente, però, essa non gli impedisce di riconoscersi nel mondo, ma, semmai, l’impedimento sta nell’essere riconosciuto da quello; di qui l’amarezza angosciante. Al tempo stesso, comunque, essa (la pittura) è luogo di libertà, quindi, di salvezza perché consente il libero volo dell’immaginazione, della fantasia, ergo la creazione di un proprio universo, di un altro mondo in cui riconoscersi e dal quale essere riconosciuto, dove non esiste la solitudine e dove la strana alchimia di un segno, di una forma o di un colore possono dar vita e visibilità alla poesia.
La pittura, l’arte, quindi, come luogo di contraddizioni, di dannazione e di salvezza, questo sembra essere, in sintesi, il senso del lavoro artistico di Paolo Facchinetti.
Con intelligenza, Viola Giacometti, scrivendo del suo operare evidenzia che: ”Al di là dei dualismi (formale/informale, figurazione/astrazione) che caratterizzano un percorso artistico, ciò che s’impone di fronte alle tele di Facchinetti, è la complessa fenomenologia di un segno pittorico nelle sue evoluzioni…”.
Il filo, infatti, che lega le varie esperienze è sempre quello che vuole dare forma ad un contenuto interiore. Ecco, allora, che le tele, la pittura di quest’artista divengono espressione di qualcosa che è altro da sé; non più rappresentazione o raffigurazione di una cosa o di qualcuno ma forma del contenuto e le tele, con i loro soggetti, altro non sono che i mezzi, strumenti di un particolare concerto teso alla ricerca, attraverso le immagini appunto, “dell’anello che non tiene “, in altre parole, del misterioso rapporto dell’io con il mondo.
Un luogo, perciò, quello della pittura, che diviene musica sofferta e melodiosa, dove la pennellata forte dialoga con la trama fitta della tela.
Allora la frase di Facchinetti citata prima e messa ad occhiello del catalogo del 1998, se affrontata con questa chiave interpretativa, acquista una maggior valenza ed un significato forse meno inquietante e contraddittorio.
Quello che egli percorre, infatti, è un lungo cammino nell’universo dell’immagine e non importa che si tratti di opere formali o informali, di dipinti o di fotografie o di disegni a matita dove l’espressività della forma è data più per “assenza” (il segno cancellato) che per “presenza” (il tratto ancora conservato). Lì il segno definisce un percorso, diviene quasi un grido, emesso con irruenza sul foglio o sulla tela, dove, però, l’apparente istintività gestuale è ben controllata dall’autore che sa come e quando fermarsi e ciò che vuol fare.
In tal modo il segno di Facchinetti traduce in forma non tanto il soggetto o una figura particolari bensì la dimensione della sua esperienza e conoscenza, il suo sentire interiore.
In questo passaggio culturale, nella metamorfosi dell’oggetto, cioè, in forma d’esperienza e di conoscenza, è da individuarsi anche l’origine dell’ansia e dell’inquietudine che porta questo artista ad una continua ricerca. È la tensione, la consapevolezza dello scarto, dello smacco che inevitabilmente fa parte della ricerca, la quale è, comunque, elemento costitutivo e non eludibile di quel viaggio culturale che dà corpo al “sogno”, di cui ci dice, sempre nell’occhiello Paolo Facchinetti.
Ci sembrano questi gli elementi portanti, i postulati da cui partire, le chiavi di lettura per addentrarsi nel vasto e, solo apparentemente, contraddittorio mondo di Paolo Facchinetti, pittore di Nembro, in quel di Bergamo.
Occorre aggiungere anche, in sintesi finale, che questo viaggio nell’universo immaginativo del pittore bergamasco, da noi tentato, poiché egli si avvale tanto di strumenti diversi quanto di varie soluzioni linguistiche, va effettuato su un doppio binario, quello che ci porta a riflettere sui modi e sugli stili, i riferimenti culturali, intendiamo, che sembrano attraversare la sua vicenda pittorica e quello che, invece, ci porta all’individuazione di una sensibilità più alta, legata alla ricerca di una vibrazione interiore che emerge con chiarezza di là delle contingenze di riferimento .


ASTRATTI
di Anna Facchinetti

Sulla greenbergiana superficie piatta (Flatness) è in grado di racchiudere la profondità di una dimensione non misurabile. Sulla base di alluminio che sostituisce la tela ingloba la profondità, il movimento, la velocità ed il tempo. Una fotografia senza otturatore e tempi di posa?! No!
La gestualità è ribadita, affermata e volontariamente dichiarata. Il calcolo e l’equilibrio permettono l’esistenza di queste opere che, se a prima vista possono sembrare disordinate e casuali, hanno una distribuzione degli spazi e delle pesantezza cromatiche davvero da manuale.
Cristallizzati in un attimo eterno e impalpabile la luce, i frammenti, le scie veloci, le texture, le increspature spumose sono rese visibili dal colore trattato in ogni suo stato fisico: dal molto denso, ma omogeneo, al diluitissimo. Non stiamo parlando di quadri decorativi, ma di una ricerca. Ogni segno è pensato e bilanciato per andare nel posto migliore: il suo posto.
È la crescita pittorica che Paolo Facchinetti compie quella che lo porta ad inglobare come suo e a fare di un tipo di pittura che molti potrebbero definire “già visto” uno stile del tutto personale e riconoscibile. Che sale e trapela, a momenti alterni, dalle sue opere nel corso di questi trent’anni.
Facchinetti concepisce le opere in questione come una lettura da fare a 360°, sono delle costruzioni empiriche ed allo stesso tempo inesistenti quelle che sono realizzate su quel piano di alluminio. Sono dei ragionamenti costruttivi che si possono affrontare da tutti e quattro i lati, che “funzionano” in ogni posizione li mettiamo. Queste opere ti lasciano leggere un’armonia nelle forme evanescenti e nei colori pesantemente opachi.


2011
VentiPerVenti 2011 - Mettici la faccia, partecipa anche tu!! - LineaDarte - Napoli
150 anni di Unità d'Italia - Biblioteca Centro Cultura Nembro - Nembro -BG-
Fratelli d'Italia - LineaDarte - Napoli
BIANCO e NERO - Calisto Cafe - Vailate -CR-
One Way by l'agenzia di arte - Red Gate Gallery - London

2010
WARNING PLANET - Museo Pedagogico - Montevideo - Uruguay
Seven - La Gola - Villa Vannucchi - San Giorgio a Cremano -NA-
L'apocalisse! La religione nel 2010 - Studio Orlandi - Milano
16th International Exhibition of Visual Arts - Vendas Novas - Portugal
Eterogeneo - Complesso Ex Masciadri - Arcene -BG-
NaturaLmente - Albino -BG-
Contemporary Expressions by l'agenzia di arte - Atlântica Gallery - Vilamoura - Portugal
StARTup 2010 - Sala Renato Birolli - Verona
VentiPerVenti IV° edizione mostra internazionale del piccolo formato - Linea Darte - Napoli
Contemporary Expressions by l'agenzia di arte - Ver Arte Gallery - Aveiro - Portugal
L' Arte contro l'omofobia - Palermo
Differenze - Artisti in Convento - Desenzano di Albino (BG)

2009
Quelli del gruppo Valbrembo 
- Biblioteca Centro Cultura Nembro - Nembro -BG-
Idee per una collezione 
- Galleria L'Ariete - Ponte S.Pietro -BG-
Odisse 
- Fabbrica - Chiuduno -BG-
Viaggio nella materia e segno 
- Galleria 911 - La Spezia

2008
Cristalli di Rocca 
- Galleria Civica Palazzo Borgatta - Rocca Grimalda -AL-
Personale
 Ritratti a inchiostro 
- Monastero del Lavello - Calolziocorte -LC-
Selection of works from Biennale del Disegno di Pilsen 
Museum of West Bohemia in Pilsen -
Repubblica Ceca
Kinwanis a favore dell'infanzia
- Sala Manzù - Bergamo
I Verbi del Corpo 
- Villa Cernigliano, Sordevolo - Biella

2007
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Chiesa di Santa Cristina - Bologna
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Studio Mic - Roma
Geografie del Corpo 
- Galleria Marchina Artecontemporanea - Ferrara
auto biografie mostra personale
- Biblioteca Centro Cultura Nembro - Nembro -BG-
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Berengo Studio - Murano -VE-

2006
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Teatro Nuovo Montevergini - Palermo
Dettagli Unicità 
- Galleria Florilegio - Leno -BS-
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Museo Michetti - Francavilla al Mare -CH-
Mostra collettiva
- Galleria Marchina Artecontemporanea - Brescia
La donna come crocievia di culture 
- Centro Culturale Egiziano - Roma
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Museo Provinciale - Potenza
Deserto 
- Centro Culturale Egiziano - Roma
auto biografie mostra personale
- Collegio Raffaello - Urbino
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Politecnico di Milano – campus Bovisa - Milano
Prima vera donna 
- Garage By Fdv - Biella
13x17 Mostra a cura di Philippe Daverio 
- Chiesa di San Severo al Pendino - Napoli
…who’s it? …what’s it? 
- Galleria Petrarte, Pietrasanta -LU-
auto biografie mostra personale
- Biblioteca Comunale - Bienno -BS-
auto biografie mostra personale
- Centro Culturale “l’Orto degli Angeli” - Biella

2005
Art in deep endence 
- Galleria d'Arte 18 - 
Bologna
Donn Art - 
Sala Consigliare del Comune di Nembro
 - Nembro -BG-
Arte Fiera di Padova
- Galleria d'Arte 18 - Bologna

2004
Perchè ricordare? 
Nove artisti per la Giornata Mondiale della Memoria 
- "Sala Camozzi" - Bergamo
21° Novembre Culturale
 - Tre artisti nella Sala "Cassa Rurale" 
Pradalunga -BG-
Personale
- Sala espositiva della ditta Arredamenti Valgandino
 Gandino - Gandino -BG-

2003
Personale
- Sala espositiva Palazzo Loup - 
Loiano -BO-
Personale
- Sala espositiva della ditta Art Deco
 - Brescia
I segni del vivere 
Performance
- Sala Consigliare del Comune di Nembro -BG-

2002
Collettiva
- Centro parrocchiale Berbenno -BG-
Collettiva 
 11xl'11 unidici artisti per l'undici settembre
- Galleria Alisea - Bologna
Invitato alla 31° rassegna di pittura del Comune di Vertova -BG-

1998
Personale
Albino Antiquariato - "Galleria Ca' Gromasa"
Albino -BG-

1997
Ritratti Immaginari 
- Libreria Voltapagina - 
Nembro -BG-
Collettiva Permanente
- Radisson Sas Hotel
 - Bergamo

1996
Invitato alla 25° Rassegna di Pittura Comune di Vertova -BG-

1995
Invitato alla 24° Rassegna di Pittura Comune di Vertova -BG-

1994
Invitato alla 23° Rassegna di Pittura Comune di Vertova -BG-

1993
Collettiva
Comune di Pradalunga -BG-
Arte per 
Bergamo
Pisa Open 93 
- Comune di Pisa - Pisa

1992
Sport-Handicap 
- Galleria Fumagalli
 - Bergamo

1991
LineArt 
- Gent - Belgio
Personale
- Galleria San Paolo
 - Bologna
Cromatica 
- Galleria d'Arte Cromatica - 
Ceriale (Sv)

1990
Personale
- Ex Convento di San Rocco - 
Carpi (Mo)
Personale
- Galleria Fumagalli
 - Bergamo

1989
2° Settimana Jazz 
- Centro Culturale San Bartolomeo
 - Bergamo
Arte Senza Confini 
- Galleria Fumagalli
 - Bergamo
Immagini e Segni 
- Galleria dell'Orologio - 
Bergamo

1988
L'Arte per l'Arte 
- Galleria Fumagalli
 - Bergamo
Personale
- Galleria Hatria - 
Bergamo
Free Art 
- Nembro -BG-
Settimana Jazz 
- Centro Culturale San Bartolomeo
 - Bergamo

1987
Pittori Bergamaschi in Santa Maria 
Nembro -BG-

1986
Premio d'Arte Città di Breno
 - Breno -BS-

1985
Premio d'Arte Città di Breno
 - Breno -BS-

1983
Personale 
- Atrio Modernissimo 
Nembro -BG-

1973
Personale
- Galleria Boliv - Art
Jesolo -VE-

1972
Personale
- Galleria S. Nicola
Nembro -BG-



commenti

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Arcadia Et In Arcadia Ego Sum.com - 04/06/2015 - 16:33:37
Stiamo selezionando opere, per la partecipazione a questo nuovo evento d'arte, ci piacerebbe averti con noi :-) https://www.facebook.com/events/975690189140270/ www.etinarcadiaegosum.com
Marie Helene Horain - 01/11/2013 - 06:42:18
Merci beaucoup Paolo...Bizzzzzzzzzzzzzz
Alessandra Trischitta - 21/10/2013 - 07:35:33
Grazie per la preferenza! Un abbraccio
Maurizio Bello - 17/10/2013 - 09:46:12
Ciao Paolo, grazie per le preferenze sempre molto gradite.
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