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Pubblicato da
Luca Mesini
il 06 agosto 2017

Martin Landau e l'immaginario necessario

Il cinema e gli attori gioco forza diventano protagonisti di figure immaginarie che raccolgono i desideri “evasivi” e “visivi” dell'utenza che sblocca, in questo modo, parte dei suoi desideri nell'immaginario necessario. Poiché per qualche ragione la fantascienza non ci ha mai colti distratti e i “misteri” in linea di massima raccolgono sempre l'attrazione del prossimo, facciamo una piccola ricerca di come (là dove anche Martin Landau divenne icona di una di queste “serie”, cioè “Spazio 1999”) si è strutturata a partire dalla seconda metà degli anni '60, l'invenzione drammatica di una “specie” aliena che ancora oggi non ha finito la sua storia (mentre la nostra, quella scientifica, si è più o meno arenata con lo sbarco sulla Luna)…

aggiornamento a fine agosto: da poco ci è giunta la notizia che il Voyager ha varcato le soglie del nostro sistema solare. E' l'oggetto ol manufatto che abbiamo mandato sin'oggi più lontano. Fuori ogni previsione di impiego. Addirittura le onde radio che ci trasmette arrivano a noi dopo un quarto d'ora (alla velocità della luce pare: ma non ho modo ora di confutare la fonte se non linkando questo articolo). Essendo onde radio... non so.

Comunque la cosa si lega a questo articolo perché nella prima benemerita serie di SPAZIO 1999 (ottimo ingegno di letteratura visiva in termini di spettacolo televisivo) (e ripetiamo: solo la prima serie...), c'era proprio un episodio che riguardava il Voyager, naturalmente romanzato.

La cosa che si collega invece incredibilmente alla realtà (come purtroppo nell'assioma che conosciamo del film di Almodovar a quel fatto di cronaca del pilota depresso di aerei civili che andò a compattare contro una montagna) ergo per questa parentesi del tutto ludico direi, e per niente drammatico invece, è che attualmente... per poter parlare con il voyager sono stati chiamati due vecchi scienziati. Nessun giovane scienziato pare infatti in grado di capire come funziona il preistorico software in dotazione alla sonda negli anni '70.

Il telefilm ancora oggi ovviamente gradevole per quelle ragioni che esporremo a seguire (bravi attori, ottima sceneggiatura, eccellente impianto sonoro e musicale ergo, pur nel basso budget, solo investimenti di alta qualità) è questo (il ritorno del Voyager). Non è il nostro stesso Voyager, il contesto è assurdo e romanzato, ma per risolvere il problema anche qui solo il vecchio scienziato che progettò quella sonda potrà risolverlo.

E' io credo la fantascienza che ha forti attinenze e collegamenti con la realtà: per altre ragioni oggi sta succedendo lo stesso. E non ci sono alieni... (per adesso). Caro Voyager :) Quello che si porta dentro (se incrocietà un qualche tipo di apparato uditivo simile al nostro). fine aggiornamento

 

Qualcuno rivedendo questo potrebbe scoprire l'America: il fatto è che non c'è limite all'Arte e l'immaginazione, quando Essa è una convivio di eccellenza narrativa.

Se ci fosse un premio per prevedere quale potrebbe essere l'argomento del mio prossimo articolo: non lo vincerei.

Sulla prefazione: siamo tutti figli delle serie che ci hanno acculturato (come la nuova musica prende a richiamo in questo caso Guerre Stellari o Star Trek almeno nelle dichiarate personificazioni), comunque – l'immaginario che segue – ci insegue: sempre.

Anche se ognuno ha un'ombra diversa...

Troverete in questo articolo i migliori link ai telefilm della prima serie di Spazio 1999 e alla serie de “I sopravvissuti” (ergo due produzioni nate attorno alla prima metà degli anni settanta) ancora molto valide per il loro profondo apporto sceneggiato. Più un breve glossario di cose simili :)

Recentemente è scomparso l'attore Martin Landau, conosciuto principalmente per alcune serie televisive che partono da “Mission: Impossible” per arrivare a quella che ci interessa, cioè “Spazio 1999”, erede prodotto anglosassone di quei già futuristici e giocosi ingegni cinematici della famosa coppia Gerry e Sylvia Anderson.

A proposito di coppie, non è da poco quella sia sul set che nella vita di Martin Landau con Barbara Bain, probabilmente complemento dinamico che ha favorito anche la passione che si cela sull'efficacia di questi racconti recitati ma anche facilitati da sicura spontaneità.

In particolare, quando ci arriveremo, ci farà piacere parlare di Spazio 1999 come di una serie che con un budget veramente ridotto all'osso, fu invece capace di catalizzare l'attenzione e ancora oggi mantenere intatto (probabilmente però a riguardo della PRIMA SERIE che non a caso, vide il divorzio fra Gerry e Sylvia proprio al varo della seconda... che Sylvia fosse una persona più legata a certi aspetti colti del vivere, probabilmente) il valore del prodotto artistico, edotto dal fatto che sia musicalmente, che nella scrittura del testi e nella scelta di attori e Guest Star, si puntava sulla qualità letteraria colta, e non a scelte determinate dalla “moda” che già nella seconda (e credo ultima) stagione abbassarono molto sia il pathos che il livello di credibilità... di queste favole.

Ma volendo fare un piccolo riassunto cronologico a fronte di queste interessanti bizzarrie – partiremo dall'antitesi di quelle che sono state le serie al risparmio: ergo citando “Le fantastiche avventure dell'Astronave ORION” che ancora oggi fa tremare le gambe a chi, nel settore, la ricorda (soprattutto in patria) come la più costosa produzione televisiva della storia.

Curioso anche che la serie ebbe il varo televisivo 9 giorni dopo la nascita di Star Trek. Infine curioso che tutto questo sia accaduto nel 1966, anno in cui terminò anche la serie Thunderbirds, come vediamo incredibile retaggio cine-meccanico chissà non quanto ispiratore del James Bond su pellicola.

Se lo sarete... dopo tutto questo apriremo un cammeo su “I Sopravvissuti” chiudendo questo piccolo FOCUS sulla fantascienza televisiva e su quanto certi termini siano legati sempre alla qualità, dell'Arte come della narrazione.

 

LE AVVENTURE DELL'ASTRONAVE ORION

Produzione di altissimo livello, attori professioisti di certa caratura classica, regia fra le migliori del tempo, bianco e nero di ottima qualità e grande ingegno delle spettanze artigiane nella ricostruzione di effetti speciali sicuramente straordinari. Sceneggiatura e scrittura che con un certo humour giuocava sulle caratteristiche dei modelli maschili e femminili del tempo allora presente, ottima ovviamente dizione nel doppiaggio in italiano.

Alta scuola classica insomma.

Fortuna vuole (fortuna? bhè, se vi gode la passione e largomento, direi proprio di sì) che tutti gli episodi in italiano siano presenti nella rete da tempo. ANALIZZANDO IL PRIMO EPISODIO ci possiamo quindi immaginare il targhet dei bambini nati pressapoco nel dopoguerra, oggi (a quel tempo, 1966) adolescenti, ma anche quei che la guerra la vissero (e le sopravvissero) da ragazzi – potendo così ora, se animati alla fortuna di un televisore... godersi l'immaginario necessario del tempo (in un certo senso, figli del Flash Gordon a fumetti e altri pregevoli lavori che hanno capitalizzato la letteatura classica fantàsica e avventurosa dei nostri genitori, incluso Verne).

Ma molti di noi potranno fare considerazioni anche più deliziose, non solo riconoscendo nell'avveniristica produzione e costruzione dell'interno dell'Astronave (nella quale qualcuno riconoscerà anche i pezzi di un ferro da stiro, simigliando così l'abitudine immaginaria dei bambini a smontare le cose per dargli altro significato) ma anche lavorando di fino sui “caratteri” maschili e femminili dell'epoca, così distinti nel loro tipico ruolo “alla pari” con la società degli anni '60. Per certi versi, nelle battute iniziali, l'Eroe capitano pare che raccolga, come erede, il Silvio dei nostri giorni (che sono, nel suo caso, anche quelli di ieri) e “ignorando” (ai tempi della nostra politica si direbbe, invece, sbattendosene o fregandosene) (de)gli ordini e il protocollo fa sempre quello che vuole (a fin di bene, nella regia di un film di fantascienza – molto peggio come abbiamo visto nella realtà istituzionale).

Grandissimo rilievo scenico e moderno è nella colonna sonora (come abbiamo già visto sopra nella breve clip dedicata a Thunderbird) – misto di swing, jazz, big-band e orchestra.

Più o meno al minuto 10 dell'episodio (10'30'') è assolutamente indimenticabile il grande studio che è stato fatto per immaginare la musica e il modo di ballare e intrattenersi del futuro: quelle pose e i movimenti così scenografati sono da manuale, molto creativi esprimono al meglio la qualità e l'ingegno che fu profuso in tutto il progetto.

EPISODIO 02 (Il pianeta fuori orbita) - EPISODIO 03 (I guardiani della Legge) – EPISODIO 04 (I disertori) – EPISODIO 05 (Battaglia per il sole) – EPISODIO 06 (La trappola spaziale).

Star Trek sappiamo invece ricondurre il mito della fantascienza panamericana a Gene Roddenberry. Come si evince anche dalla sola narrazione wikipedesca, Star Trek diventa dopo un incerto avvio, una sorta di Mito che prenderà poi letteralmente (è il caso di dirlo) volo nello spazio dagli anni 80-90 fin ai giorni nostri, dove come con la saga di ALIEN (iniziata nel 1980 e ancora oggi non sappiamo come andrà a finire), su questi filoni si aprì il parallelo fenomeno dei “fans”, come fu per Guerre Stellari, il Signore degli Anelli etc. ... fra cui il non meno noto sentimento diatriba fra chi ama Il Signore degli anelli & odia Harry Potter e viceversa come chi ama Guerre Stellari e non può vedere Star Trek (una sorta di capitale vizio del genere umano, come al tempo dei paninari e dei metallari e da sempre miete disgrazia nel mondo del calcio).

Paranoie del mondo civilizzato non da poco.

Star Trek anticipa un concetto forse ancora più evoluto di “Astronave” simigliando il sogno di noi comuni terrestri, vederla viaggiare nello spazio e – a colori. Un effetto scenico che molti considerano fra il migliore e più poetico elemento che captura l'attenzione degli appassionati, aldilà delle mere trame degli episodi, sovente lascianti il tempo che trovano, basate su ovvi temi di azione e con (alieni sinceramente poco prevedibili, simili se non migliori o peggiori a quelli della seconda serie di spazio 1999). Cioè assurdi.

La “meccanica” che Guerre Stellari portò al cinema aprendo una nuova era di effetti speciali, seguì poi nelle corrispondenti serie di Star Trek – dove le native e primordiali battaglie del Far West iniziarono a rendere sotto il punto di vista spettacolare – anche nello spazio :) Fino ai giorni nostri. Dalle più spettacolari recenti distruzioni apocalittiche dell'Enterprise, a quelle meno recenti. Sulle battaglie di guerre stellari abbiamo anche perso il conto...

 

SPAZIO 1999 PRIMA SERIE

Questa serie televisiva portò sullo schermo il carismatico volto del premiato, a fine carriera, Martin Landau (qui con il produttore della serie). Tutto incernierato sul grande impianto della buona sceneggiatura, (fra i vari contributi mai in secondo piano fu anche il doppiaggio a cura di uno dei nostri migliori doppiatori in assoluto) sono veri e propri minifilm che trasducono fedelmente la scrittura di autori di fantascienza, incernierandosi su realismo e fattibilità e forte e serio impatto realistico sul fronte della decisione umana.

Su questo canale (sempre per fortuna) troviamo tutta la prima serie, ancora oggi pregna di coinvolgimento emotivo per quelle che sono le dinamiche edotte dal principio di “sopravvivenza” in condizioni misteriose e avverse, condite peraltro da ottime e pertinenti riflessioni esistenziali.

Non è quindi la serie di fantascienza che porta lo spettatore verso un immaginario del tutto imprevedibile, ma forse la serie di fantascienza che si attiene al più forte legame con quelli che sarebbero scenari possibili in caso di ordinaria (anche se assurda comunque per certi versi, cioè perderci la Luna dalla sua orbita...) fattibilità.

Martin Landau assurge a ruolo di “padre putativo responsabile della comunità”, le sue decisioni e il suo comportamento sono sempre razionali, non si perde in autoelogi o autocompiacimento e non è un essere superiore, ma semplicemente umano, come il corridoio degli altri protagonisti eccellenti fra i quali spiccano bravi attori. E la musica è sempre molto fedele al testo, nel coniugare enfasi alla drammaticità.

Forte impatto artistico, creativo e di puro ingegno meccanico val la pena ricordare sulle scene, i trasporti, i veicoli spaziali, perquanto poi molte scene disposte (come solitamente nelle serie televisive) riprese più volte sino alla noia. Ma la generazione iniziale, così aderente alla realtà, portò ovviamente l'adesione del pubblico a sapervicisi (parola questa tremenda che portò alla gloria la Marchesini) integrare realmente.

La dipartita di Martin Landau mi ha riproposto il rema del lavoro svolto su questi telefilm, per ragionare meglio sulle dinamiche della struttura della produzione per capire se erano ancora attuali oppure no: e lo sono. Gli episodi, a parte i primi due che dànno una dimensione temporale all'accaduto e al contesto che determinerà le possibili dinamiche narrative (la Luna, da tempo abitata in seno a una colonia di terrestri tecnici adibiti al funzionamento di una base spaziale utilizzata come base di partenza programmata per missioni eventuali alla scoperta dello spazio ma anche in più pratici e meri utilizzi stile “deposito di scorie nucleari” prodotte sulla terra) proprio per un'anomalia di queste scorie – incorre nel fantasioso imploso che comporterà l'uscita dalla sua orbita e viaggiare nello spazio sconosciuto come un enorme meteorite abitato – otlre come abbiamo visto a partecipare i concetti dello “Shuttle” e di altri mezzi consimilari alla gestione del “lavoro” nello spazio con scenografie e meccanica credibile (stile 2001 Odissea nello Spazio), concerta molti episodi che, da lì a seguire, possiamo guardare senza sapere niente dei precedenti, autonomi come la lettura di un libro di fantascienza.

Come questo, corredato da non immaginabili supporti musicali “classici” e da una dinamica della narrativa che prorompe dal clima di appagamento serafico e pacifico viaggio spaziale al terrore puro, che da quei anni a venire, caratterizzerà poi le produzioni di altri capolavori tendenti al tragico (ALIEN in testa). Sicuramente in bilico fra una comprensibili poca disponibilità di mezzi scenici eppure dalla grande capacità di laboratorio meccanico che lo stesso produttore portò a quello che è poi forse il suo lavoro più maturo (dall'epoca delle marionette ovviamente).

Il tutto con una dizione e un'eleganza di testi: veramente a garantire la grandezza di tutta la serie (che con la seconda serie si rivoltò contro se stessa banalizzando enormemente quel che invece sarebbe stato il continuo possibile di un'eccellenza mai più ripetutasi).

Sono gli scrittori che hanno determinato la sostanza dell'humus della grandezza di questa invenzione per imago – scrittori che non rientrando più nel budget delle successive serie, penalizzarono le produzioni dalle quali per prima si sganciò la Sylvia di cui prima.

BUONA VISIONE :)

 

CAMEO

Lavoro di laboratorio sui set dei modellini per creare gli effetti speciali. Behind the scenes fotografiche.

Intervista a un allora giovane (diciamo maturo) Martin Landau.

Il cameo per i “fan” delle serie, inguaribili nostalgici fedeli alla linea narrativa (con il realistico iniziale disturbo prima della ricerzione di un antico segnale radio, magari captato dopo anni luce).

Un altro interessante lavoro di produzione (tipico di quegli anni dove pare che il contesto “catastrofico” e disastroso inteso al preludio della vita sulla terra a causa di un qualche disastro atomico o batteriologico andasse per la maggiore) fu la serie de I SOPRAVVISSUTI.

L'appassionato e realistico scenario prelude esattamente a ciò che potrebbe succedere veramente se... accadesse. ECCO IL PRIMO EPISODIO sul quale a salire nella scaletta troverete tutti i successivi, anche della 2nda e terza stagione sul qual poi epilogo si concluse la saga.

Luogo comune di queste produzioni è e rimane l'economia di gestione: però, mentre inizialmente questo prodotto artistico mantenne alto il suo coinvolgimento emotivo, per via dell'equilibrio e inoltre dell'innovativa presenza al femminile (là dove troviamo maggiore coinvolgimento in Martin Landau qui svettano invece forti, presenti e responsabili personaggi che, inoltre, non poco aderirono allo svolgimento delle sceneggiature in fase di produzione): CAROLYN SEYMOUR fra tutte e sicuramente LUCY FLEMING – più avanti, a partire dalla Seconda serie, ci furono forti cali nel tipo di piega che la storia vrebbe potuto prendere: falcando principlamente il ruolo di rilievo della protagonista; alcune delle interessanti eduzioni sul retro le quinte si trovano a esempio in queste interviste (fonte).

Da una parte notiamo il forte dinamismo umano che libera l'ingegno creativo nel sopravvivere e ricominciare, in parallelo, però, il naturale sentimento che porta (in un concetto di invasione o di pericolo) l'uomo come il più pericoloso nemico dell'uomo. Inoltre la dinamica dei caratteri e delle personalità (dalle quali poi inevitabilmente si costruirà un ponte con il nome di qualcuno o si dedicherà alla memoria di qualcun'altro: la nascita di una “nazione”).

Concludendo ci fa semplicemente piacere avere evidenziato (con Spazio 1999 la prima serie e I sopravvissuti, anche lì partendo dalla prima però comunque poi, seguendo la storia fra alti e bassi e situazioni violente non sempre prevedibili) due soggetti che per via del valore primo (cioè la scrittura e la sceneggiatura che ne deriva) hanno messo gli estremi per definire un prodotto di alto interesse umano, come solitamente la narrazione è.

Il Teatro non va di moda, certo (eppure chi ha il coraggio di portare la classe a vedere “10 piccoli indiani” non mi risultano ragazzi che non rimangano rapiti e spaventati ed emotivamente del tutto catturati dallo sviluppo della produzione...) – come a una bambina che vince concorsi per la sua estensione vocale non vorrà correre il rischio di perdere gli amici andando in una scuola dove si studia “musica classica” ma se superate le barriere dell'economia a tutti i costi e del pregiudizio: i prodotti risultano migliori :) Non solo: ma il futuro riserva piacevoli sorprese... destinate io credo a durare per sempre :)

FONTI

Laboratori di messa in opera dei modelli per le scene. Blog di appassionati sul tema di queste produzioni. Volendo perlustrare a dimensione quasi naturali queste astronavi... lo Sci-Fi Air Show :) La cine-meccanica nelle scenografie, i pupazzi e i giocattoli di Gerry Anderson.

 

 

 

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