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Pubblicato da
Luca Mesini
il 31 gennaio 2017

Ryuichi Sakamoto the discovery of Beauty

Sarebbe sufficiente riascoltare alcuni dei brani, quasi tutti in verità, di questo disco (Beauty, di Ryuichi Sakamoto) per condensare il nostro articolo in un'unica “specie” e soddisfarla. Ma non è possibile. La “scoperta della bellezza” (discovery of beauty) è intesa in senso lato, perché l'artista in questione è “poliedrico” e universale, attivo e intersezionato su mille aspetti di coinvolgimento musicale là dove con il pretesto della musica... si predicano, appunto, semplicemente gli “inizi” di un qualcosa di più grande. Ciò che ha fatto e tornerà (dopo il reflusso di questa crisi) a fare grande l'America, ciò che ha maturato, in Giappone, una filiera di scismi creativi che forse non si sono prodotti, così numerosi, in nessun'altra parte del mondo, dove l'Europa ha costruito la base per diventare quel Grande continente che per le sue notazioni culturali e storiche, più che “competere” (non è questa la parola giusta) ci aiuta a capire perché il mondo, e i suoi continenti, sono un bagaglio di ricchezza infinito, sul quale c'è veramente, peraltro, troppo spreco, indotto là dove non germina, la scienza, proficua e germinale dell'Arte – sapendo disporre al fiore la sua condizione migliore. Fiorire.

In copertina: dalla cover di Beauty, Ryuichi Sakamoto.

La produzione e la formazione storica di Ryuichi Sakamoto è, come abbiamo detto, così ricca e poliedrica da potersi definire quasi sterminata – e in un contesto così variegato e vario, c'è veramente molto da ascoltare, anche se non tutto (soggettivamente) si fa ancora ascoltare... perché molti esperimenti han lasciato il segno al loro tempo.

Ciò ci permette invece, però, di condividere il grande genio che questa prolissa attività creativa, ha fatto nascere mettendo a disposizione i suoi frutti migliori, là dove, molti lavori scritti, sono ancora attuali e fortemente universali, nel loro messaggio aereo di creatività che induce, possiamo dirlo, gioia là dove fiorisce, in un certo senso spirituale, la Pace e l'Amore senza per questo scomodare movimenti pre-woodstock.

Non una Pace e un Amore che sibillano il bisogno di una ribellione già maturatasi in uno stato libero che vuole staccarsi dalla pigrizia di certe convenzioni (se non poi passati gli anni della giovinezza, diventare suoi servi e padroni) ma proprio quei due sentimenti che la creatività, in senso lato, e la conoscenza (oltre i confini) si porta dietro.

Così è in questo lavoro di Ryuichi Sakamoto che vede unita, in perfetta sintesi di comunione, lo spettro della musica dance occidentale e la tradizione nipponica – in un elisir di congiunzioni dinamiche eccellenti, ancora oggi vive di pregne di esaltanti sensazioni.

Dance e Tradizione, quindi: non cercate altro. Per modernità: basta e avanza.

Godiamoci la ritmica suffissa nel lessico delle coriste giapponesi (in un'ambra che ricorda alcune delle ultime composizioni di Miles Davis, cfr. TUTU) in “You Do Me” dove l'estetica della musica è una scoperta della bellezza, che apre sul ventaglio dei giardini di ciliegio in fiore – e riporta sulle calche del modernismo metropolitano, immaginarie Gheise ballerine. C'è aura ritmica, cadenza vocale allo skat e all'hip-pop, tutto miscelato con equilibrio universale, per questo godibile ancora oggi a distanza di quasi 30 anni. Possiamo senza fatica spingerci nel definirlo un brano erotico, là dove molto più tardi la formula francese dei Nouvelle Vogue ci riporta al palinsesto.

Calling from Tokyo” mutua lo splendore delle varie “opte” collaborazioni delle quali il disco si avvale, intersezionando suoni acustici della tradizione giapponese al vibrato africano di Youssou 'N Dour – nel miracolosamente apprezzabile intermezzo vocale delle coriste giapponesi (vedi al minuto secondo 02'34''), altro magma muliebre che contestualizza l'album nell'alveo della sua intrinseca sensualità.

Come ricorderemo, Sakamoto è soprattutto abile compositore e pianista. In A Rose, che si declama sulla tipica inflessione musicale cara a Arto Lindsay, strutturata su armonie inusuali ma sempre funzionali all'estetica che le note prendono alla direzione, anticonvenzionale, di ogni composizione, sovente anche narrata – apre qui un ventaglio melodico minimale, che per un momento mette pace su quel tappeto sonoro che Sakamoto, in questo disco (e nei dischi di questo periodo, vicini alla musica dance) ragionava il bisogno dell'ambiente della “discoteca” appunto come un giustificativo a muovere i ragazzi in quella direzione per ritrovare, nel “tum-tum” che rimbomba nelle sale, un atavico e ancestrale ricollegamento con il suono del cuore della madre quando ancora ogni uomo Le cresce nel ventre (ammetto, detta così, un po' miseramente, nelle mie parole, la descrizione perda di profondità... poiché comunque la riflessione non è azzardata e non ricalca solo l'ambiente della discoteca).

ASADOYA YUNTA riapre il magnifico amalgama fra ritmica e tradizione, unendo almeno tre continenti in una sola musica. La parentesi ci permette di inserire un CAMEO per via del fatto che il brano trova spazio nel contesto del film “Cherry Blossom” (ovvero Kirchblüten - Hanami che qui possiamo vedere nel commovente ritratto di un uomo che rinverdendo la danza butho con la moglie scomparsa, la fa riapparire per infine morire sulla riva del lago ... parodiando il contesto che lo riporta a vivere accanto a Lei), Asadoya Yunta, presente nella colonna sonora del film nell'edizione di Ryuichi Sakamoto, è infatti un brano della tradizione giapponese (sul quale contesto si sviluppa la trama del film stesso), che possiamo trovare qui (in un contesto dove una donzella giapponese mi porta al desiderio di sposarla solo per quanto magnificamente parla ed esprime il suo gaio sentimento creativo muliebre – probabilmente, stante al calendario astrologico europeo, una “gemelli in gemelli” – , bisogna infatti aspettare al minuto secondo 01'45'' circa prima di sentirla cantare) oppure qui in versione più acustica.

Tornando al disco di RYUICHI (così lontano alla memoria discografica eppure ancora così attuale e moderno) AMORE è un brano che ha fatto storia.

WE LOVE YOU che si snoda su un eccellente arrangiamento dance, con giri di basso, arpeggi acustici e un ipnotizzante ritornello frammezzo a dialoghi e altre situazioni a variarne la monodia.

DIABARAM il classico che ha fatto più storia del brano indicato prima, forse, per via della sua BELLEZZA in toto, dove Youssou 'N Dour dà magico smalto della sua sensibilità canora, la quale si sposa alla perfezione nel ritratto musicale che gli offre Ryuichi.

A PILE OF TIME riporta il ritmo su fascinose cadenze ben equilibrate fra acustica e potenza espressiva, con un accento alla musica tradizionale giapponese ECCELLENTE (anche qui le coriste giapponesi destinano, invero, il mio cuore a un innamoramento perduto), fra citazioni filmiche e perfetta regia – Sakamoto dà fuoco alle polveri nonostante siamo alla fine del disco. Non una nota fuori posto.

ROMANCE ci riporta ai sentimenti (in questo disco veramente molto bene espressi, al condizionale che può renderli piacevoli e comprensibili a tutto l'uditorio occidentale) della musica tradizionale giapponese, eppure in un sofisticato arrangiamento mitteleuropeo.

Ma il CAPOLAVORO è in CHINSAGU NO HANA. Sicuramente, non è dance, quindi fuori da quel contesto... ma la tradizione popolare che si fonde con l'eccellenza del compositore, con menzione di causa votato alla musica da FILM, crea, in questo brano, a procedere, dopo alcune delle strofe delle sempre magnifiche coriste giapponesi, un percorso che rimane nel cuore tanto quanto ivi ne incide immagine e memoria. Qua, Ryuichi Sakamoto è degno di Ennio Morricone.

Visto come sono presenti ai giorni nostri composizioni che hanno 27-28 anni (per la precisione, appunto, Beauty è del 1989-1990)?

Ci sono dischi, nella storia della musica moderna, che ci hanno fatto scoprire artisti poliedrici, come David Sylvian, Björk e Pat Metheny. Proprio per questo, ciò che traslata da alcuni loro lavori, lo puoi trovare solo in quel disco, solo in quel lavoro... penso a OFFRAMP (affrettatevi perché non so per quanto tempo il link rimarrà attivo) per Pat Metheny, penso a BRILLIANT TREES per David Sylvian.

Penso al quadrittico di BJORK (DEBUT – POST – HOMOGENIC e VOLTA, mai eguagliati) o al trittico dei KING CRIMSON (Three of a perfetc pair, Beat e Industry).

Abbiamo parlato quindi anche di quel CAMEO ove si ripropongono questi brani anche nella colonna sonora di quel film. Su questa parentesi, ci sono delle piccole perle creative che varrebbe la pena di mettere in evidenza. Questa colonna sonora infatti si alterna a brani classici del repertorio della musica da film a brani originali giapponesi di autori, ensemble o autrici che hanno ovviamente un variegato bagaglio rapportabile a quelle che sono da sempre state le influenze internazionali nella musica moderna (e nella cultura moderna) giapponese, là dove raramente si creano mirabili fusioni come quelle di cui abbiamo visto Ryuichi Sakamoto eccellere.

In Shunsuke Mizuno troviamo un perfetto collaboratore, vicino al profilo ideale di Sakamoto – in questa composizione classica eppure, nell'acustica, di chiaro rimando alla musica orientale.

Già citati nella nostra ricerca (al tempo che fu) dedicata alla musica Indie, in verità, fra i gruppi che sono usciti dal campo più ristretto della musica indipendente, sono i dichiaratamente ispirati alla musica lounge e di chiara derivazione alla Burt Bacharch, i “PIZZICATO FIVE” che ci riportano, ovviamente, nella musica anni '60.

Ma il campo dove troviamo personaggi più incredibilmente solidamente radicati nel territorio giapponese, nel disco ce ne sono: fra questi, CHARA che risulta nel piacevole Warashio Mitsumete. Poi la compositrice di musica da film Yōko Kanno (Little Black Book) e la grande istituzione Musicale Shibuza Shirazu Orchestra (Hiko-Ki, brano che va proprio ascoltato in tutta la sua durata perché ha uno svolgimento entusiasmante, pieno di assoli new-jazz) che merita un approfondimento a parte...

Abbiamo recentemente realizzato un focus sul Cirque du Soleil e la Shibuza Shirazu Orchestra può ricordare proprio questa istituzione di musica e teatro, con elementi di piglio musicale e teatrale diversi fra loro in una commistione di stili che, riassunta, è un vero spettacolo estempore. Repubblica ce ne può dare qui un estratto conciso e puntuale. Ma su youtube troviamo, perfetti, questi spettacoli che mi han fatto dire, vedendoli... se non è Arte questa... cosa?

In questo magnifico spettacolo, in apertura possiamo appunto proprio riascoltare il brano melodico di cui sopra (a riferimento del film Cherry Blossom). Fondamentali le incursioni dei ballerini che partecipano alle coreografie in vari stili, dal butho al balletto moderno tradizionale, con fasti costumi circensi.

Concludendo sulla stima della colonna sonora di cui sopra, Nanwei Chin Su conclude il disco con questa ninna nanna, ovviamente dall'acustica in stile giapponese, in una sorta di dolce commiato.

CONCLUDENDO

Per quanto riguarda Ryuichi Sakamoto, la sua verve creativa lo ha reso compartecipe (e naturalmente protagonista) di molti lavori musicali (e in parallelo all'attività musicale, di condivisione ideologica democratica, di amore per l'ambiente, nello sviluppo di giochi intelligenti) non saprei dire in quante e più attività riesce a sposarsi il suo lume creativo. Basterebbe ricordare l'Oscar come migliore colonna sonora per il film di Bertolucci L'ultimo imperatore, e poi tutto quello che credo tutti sappiano, almeno in quel delta creativo con David Bowie sia nel film che nella musica (forbidden colours).

Qui in una eccellente esecuzione, strumentale per pianoforte.

Abbiamo analizzato il disco BEAUTY, nel nostro articolo in dedica, e non per nulla, Heartbeat (il lavoro a seguire) è vivo anch'esso di forti dinamiche dance (anche se forse non tutte sull'equilibrato mix di perfezione che contraddistingue ciò che vi abbiamo invece proposto).

La sua poliedrica attività lo ha portato dalle giovanili esperienze elettroniche con la Yellow Magic Orchestra a sodalizi musicali che si sono anche accompagnati a quelli coniugali (con Akiko Yano). Fin poi giungere, fra varie colonne sonore e partecipazioni con artisti terzi, a quest'ultimo lavoro (Revenant), appunto il film

Un ventaglio (giapponese) sul quale, dal ritmo si passa alla musica acustica e ambientale, fino a riminescenze classiche.

Fra collaboratori, duetti e progetti paralleli non citati, eccone alcuni: con Miki Nakatani (AISHITERU AISHITENAI) dance e lounge. Acustico per pianoforte e canto con TAEKO ANUKI (UTAU). Con ALVA NOTO (elettronica sperimentale) con VRIOON (di Alva Noto mettiamo in rete anche il suo notevole album XERROX (ovviamente elettronica sperimentale).

Ovviamente (come con Alva Noto) di non per nulla facile ascolto, una delle ultime produzioni sperimentali con Taylor Deupree (che rimandano tanto ai film di fantascienza distopica, ascolto SCONSIGLIATO se non siete fans degli incubi).

Vediamo infine come a esempio, 6 anni dopo “Beauty”, Sakamoto si indirizza verso nuovi poli di interesse specifico (come la musica strumentale) ed anche in anni recenti il più appagante per la maggior parte dei palati uditorii – musica per orchestra.

Concludiamo con un brano particolarmente creativo (fregio multiplo nelle colonne sonore per artisti) della sua giovinezza elettronica :) ADELIE PENGUINS!

IN GALLERIA

Disegni che abbiamo realizzato a braccio (8 in tutto) riascoltando “Beauty”, ogni disegno su carta bianca (arte povera) da 80 grammi, matite Conté à Paris serie 1355 e Pierre Noire 3B più carbon pencil CONTE 2H.

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