Login
Pubblicato da
Luca Mesini
il 13 novembre 2016

12th International ARC Salon

S'aprono gli spalti ai premi del dodicesimo Salone dell'artrenewal.org – ormai patriarca tempio dell'Arte là dove intesa ai principi accademici classici, e di ispirazione ideale su quei che furono i risultati del pittore William Bouguereau. Per riassumere, è il recente risultato di ciò che è definito lo stato dell'Arte Classica Contemporanea (ACC) almeno là dove questa viene interposta al vaglio dei riflettori di questo organo di divulgazione artistica. Sito web con pagina dedicata tutta nuova, nuovo sistema di visualizzazione delle immagini, opere divise in vari settori (dal figurativo al paesaggio alla natura morta passando anche per i temi fantastici) tecniche a olio, a matita e opere scultoree. Più che alla ricerca di un'emozione, se ci affascina il genere possiamo indagare con attenzione – curioso, infine, il rinnovato settore a premi (o comunque riconoscimenti) fra cui, oltre alle menzioni d'onore, per la prima volta anche un'area dedicata ai bambini e ragazzi delle scuole d'Arte.

Aggiornamento a novembre 2017: questo articolo, purtroppo, nella sua parte fondamentale (come quindi ergo lo sarebbero tutti gli altri afferenti ad artrenewal) non ha più i link indicizzati, artrenewal ha modificato e ammodernato il suo sito e una volta passato l'evento toglie tutte le directory ai link. Ma li deposita in ordine nell'archivio preposto: questo, dove troverete tutti gli ARC SALON, cioè le competizioni con i migliori lavori per categoria.

Oggi comunque correggeremo tutti i link qua sotto riportati, di modo che rimangano afferenti alle citazioni didascaliche come da origine :)

 

In copertina, finalista nella sezione “portrait” – Qing Zhang “The girl next door”.

Come possiamo vedere: sito completamente rinnovato (qui l'apertura sul settore dei Premi dedicato all'Arte Figurativa). In particolare, per ogni soggetto nelle slide presentato, potremo “cliccare” con il mouse o con il “tasto destro” per aprire il link su un'altra videata o finestra, per cogliere lo spettro visivo dell'immagine scelta. Basterà cliccare sulla lente di ingrandimento serigrafata elettronicamente in basso a destra sull'immagine, per aprirla GRANDE e poterla perlustrare con lo  “scroll” del mouse, ingrandendo e rimpicciolendo :) Per avere invece l'immagine a dimensioni ridotte, però “scaricabile”, potete (prima di arrivare la lente di ingrandimento), cliccare sempre con il tasto destro del mouse e dare il comando “apri l'immagine in un'altra finestra”.

MENU di ogni ARC SALON – Alla nostra sinistra, come in altri software (a esempio acrobat) c'è la “suite” degli argomenti selezionabili (o così oppure facendo scendere gli argomenti a tendina, partendo dall'alto (contents – awards – category awards).

Ora non rimane che cercare – guardare e farsi un'idea sul merito.

FIGURATIVE (con lo scroll-mouse, cioè la rotella el movimento a scendere, si caricano tutti)

Han Mo (pittore cinese... almeno: crediamo) conferma la regola (che ovviamente riguarda la politica segregazionista del suo Paese), infatti, su di Lui (o Lei) non si trova praticamente nulla. Non compare nell'elenco dei pittori cinesi, non compare nei testi di una biografia, compare in modo anonimo solo su “pinterest”, portale più interessato a creare galleria di immagini generiche a tema (e che richiede inoltre registrazione, per questo – rispetto altri format liberi, meno consultato) che dare, invece, informazioni sul merito della loro fonte autorale. Dopo un po' scopriamo giusto questo “Updated on 13 Nov 2016: MO Han (1968) is an artist born in 1968 The oldest artwork ever registered on the website for this artist is a painting sold in 2012, at Shanghai Chongyuan Arts Auction Co. LTD, and the most recent artwork is a painting sold in 2015. Artprice.com's price levels for this artist are based on 10 auction results. Especially: painting” (fonte). In pratica: nulla.

In tutto il figurativo, risaltano i vari stili (e quindi il retaggio atlantico o orientale, là dove non europeo e di chiara derivazione italica) in una sequela di opere che risultano eccellenti sotto il profilo delle idee (la luce che arriva da dietro di Conor Walton) o le ormai consuete, deliziose figure muliebri di scuola cinese, (questa ragazza con il vestito di spalle ha curiosamente ai piedi, bisogna schiarire l'immagine su photoshop per vederlo, due stivaletti alla europea) i particolari delle Ortensie etcetera.

Il drappeggio porpora dell'ormai (credo consueto e conosciuto) Rubén Belloso Adorna, il simbolismo di Lucas Bononi (sul quale potremo interrogarci in eterno se non semplicemente soffermarci sul nudo, il legno e il computer e come sono stati resi a forma e figura), Mary Jane Q Cross che si rifà alle note composizioni di Bouguereau (senza il risultato afferente al realismo dell'epoca ma solo riprendendo il format della composizione). Et via a procedere, su ogni quadro non potremo altro senonché mettere l'accento sull'anatomia o sulla ipermaniacale ricerca del verismo pittorico (qui nel fantasy nudo con tre braccia di Colin POOLE).

Credo però che a voler cercare, in assoluto, chiunque troverà qualcosa in più (del mero esercizio tecnico) là dove, soprattutto noi Europei e in particolare, noi italiani – per via della nostra Storia, cerchiamo sovente nell'emozione che traslata fuori dal contenuto.

Chiamarla emozione, in questo palinsesto, forse è esagerato, ma qualcosa che si avvicini al sentimento esistenziale, ... bisogna pur cercare.

E se quindi il bilancere ricade sempre, sui generis, sull'incredibile “arte delle vesti” orientali, mentre possiamo rinverdire una sorta di allegoria all'americana (alla Norman Rockwell per intenderci) in Timothy Jahn (anche se assolutamente in tono minore).

Invece avvicinarci al profilo esistenziale di certa arte contemporanea, con Stephanie Kullberg. La pittura classica della scuola a braccio (dove la pennellata determina quasi il risultato artistico a spatola) del vecchio e la bambina, e, rimanendo su quest'ultima a soggetto – in Tetsuya Mishima cercare l'espressione che trascenda qualche altro sapere o sentimento, al viso della stessa.

Altro quadro esistenziale di derivazione contemporanea (e a mio avviso di scuola americana) questo afferente al velo che anima sopra al campo la figura nel vento di Laura Pritchett.

Julio Reyes che ci riporta a Sogno di una notte di mezza estate (avvicinandosi ai nordici ritratti fantasici di Füssli, ancorché meno tregendi), l'idillio muliebre di Irvin Rodriguez e il verismo sul corpo nudo del vecchio di Nicholas Benedict Robinson.

Si ammicca (un po' stucchevolmente) alle famose figurine muliebri di Eugene de Blaas,(ma anche a Bouguereau), forse, con questa iper disegnata giovine di Duffy Sheridan. E se Beth Sistrunk gli fa il verso, sul versante dei drappeggi (eppure anche del significato che noi leghiamo al ritiro spirituale quando ci ricoveriamo alla fine del giorno al riposo, finalmente lui sì scevro da ogni attenzione, compromesso o altro attentato), là dove la fioritura di lenzuola e veli fa rima coi capelli... (anche in Tina Spratt) ecco l'incontro con qualcuno che farà felice anche l'occhio attento delle donne, in percentuale più avari di questi soggetti rispetto ad altri, là dove finalmente si prende a cuore il corpo nudo maschile, grazie a Kendric Tonn.

Gli ultimi due rimandi al figurativo (una volta che abbiamo, soggettivamente, scorto tutta la colonna a scendere, loading su loading, caricamento su caricamento di immagini) sono due finali prove e interpretazioni: quella più artistica, certamente, nel viso di questa bambina (Vincent Xeus) – quella più afferente allo studio dell'anatomia, in questa donna in dolce attesa di Ryan brown.

PORTRAITURE (con lo scroll-mouse, cioè la rotella el movimento a scendere, si caricano tutti)

Secondo settore della lista, il ritratto. Ci sono in questa sezione capolavori assoluti (come il premiato (Miss Rachel di Emanuela De Musis, alto un metro per 60 centimetridegni di menzione e premi, sui quali ho tante amiche che da tempo han deciso per questo e ivi raggiungono magnifici risultati. Liberi dal contesto sceneggiato del soggetto in un contesto ambientale, i ritrattisti debbono collegarsi direttamente all'Arte del Soggetto (o, in termini “di scuola fotografica” cercando di svelarne l'anima, oppure – sempre cercando di farlo, in termini pittorici. In un caso, il risultato è grafico, più introspettivo sotto la linea guida della forma che come un taglio di ombra e luce si addentra nel limo invisibile della psiche (sovente usando il bianco e nero e la grana della carta fotografica). In termini pittorici, è lo stesso ma sublima, in primo piano, la bellezza, la delicatezza, la profondità e lo spessore eppure di cosa così fragile come l'intimità delle persone, con velature e l'Arte del pennello e del colore).

Quella considerata la vera Arte almeno stante al mestiere.

Wei Han crea un eccellente contrasto sulla delicatezza della posa prescelta all'inclinazione del viso – forse il più raro esempio mai visto di verde fosforescente che non dà fastidio... merito probabilmente quasi certamente anche degli equilibri colorimetrici e l'esatto chiaroscuro del fondale... e l'illustrazione dell'incarnato di Gregory Mortenson è da Scuola. Sul quale è evidente che si è bene esercitato.

A seguire, tutti quei approdati come finalisti, là dove c'è modo di prenderne a scelta per far considerazioni sul verismo dell'acqua sul viso (e ce ne sono altri), sulle inclinazioni sempre al forte contrasto di parti approfondite e altre accennate, pose e altri modelli classici, finanche ritrovare qualche sentimenti alla Boldini o di Scuola Francese, come in Charles Mundy.

Soggettivamente, per chi ama particolarmente il perfetto “disegno” di scuola cinese (qui in Qing Zhang) e in Fei Zhang

IMAGINATIVE REALISM (con lo scroll, etcetera, a scendere, caricate pian piano tutto quanto...)

Questo settore è quello più vicino alla cultura del cinema (della fantascienza e l'illustrazione simbolica o fantasy) naturalmente sempre con il marcato denominatore comune del realismo e di un certo stile pittorico (in molti casi, paragonabile a Vallejo & Frazetta, perquanto non così deliberatamente votati al fumetto).

Oltre ai primi tre premiati (qui il terzo che merita almeno un'attento ascolto della posa fetale della figura femminile, ingrandita, essa non nasconde il suo naturale stato di tensione “fantasy” messo in evidenza dall'occhio comunque aperto) in mezzo a scenari post-atomici e surreali, sussegue la meccanica della fantàsica là dove si ispirazione epica oppure anche preraffaellita.

In un gineceo di fantasie celtiche e rivisitazioni d'arte sacra, troviamo la soluzione “grafica” di un gesto tanto attuale (come una scena di danza e di coppia) proiettata in una qualche dimensione di “cultura di una colonia umana nello spazio” o là dove al solito la grande sensibilità nordica sa riproporci la magia del LAGO DEI CIGNI con l'artista Sampo Kaikkonen, in tutto il suo naturale preludio esistenziale.

Un colpo di reni iperverista e realistico (quello lo troverete: sempre), e un po' di fantascienza classica o alla fratelli Wachowski (non fa mai male :)

Concludono le suite annuali, i settori del paesaggio (LANDSCAPE), ANIMALI SCULTURA (con tre bei primi premi e tanta Maestria) – DISEGNO (con esempi al solito eccellenti e molto maturi) e NATURA MORTA (dove le gare al perfezionismo formale si sprecano) concludono quelle sezioni che raccolgono, dobbiamo ammettere, quest'anno, pare ancor di più un notevole impegno al desiderio di trovare la composizione giusta, a relegar talento e ingegno e poi, dimenticando un poco l'arte (in quel senso esperenziale) dedicarsi all'emozione e all'amore, per ciò che le creature vive raccolgono a se stanti.

Il premio “DA VINCI” rivolto ai ragazzi vede nel premiato quindicenne un talento in via di definizione, veramente eccellente, via via, negli altri, con sapori ancora parecchio acerbi di intuito e creatività. Perquanto i loro percorsi sono naturalmente segnati dal tipo di scuola che frequentano. Per gli audodidatti bisogna viaggiare in ogni dove piuttosto che su deviantart – comunque altrove.

Citiamo ancora nel settore “altri premi” la fantasia dell'idea dell'equilibrista che stende la corda nel vuoto man mano che fa il passo – e Christopher Pugliese, nel sapore molto corposo del suo colore su una “preparazione” in tinta fredda sul viso alla pulzella in questo gruppo di fanciulle – perquanto dal simbolismo alla “Staglieno” lavora sulla sintesi del giudizio della vita e della morte, forse con qualche complicazione di troppo – ma al risultato, ben definito sul viso è quel colpo di colore (sempre per mia e nostra soggettiva sorte naturalmente).

Buona visione :)

commenti

Per commentare ed interagire devi registrarti

Following

Followers


politica editoriale note legali FAQ chi siamo pubblicizzati servizi

Copyright © 2013 EQUILIBRIARTE All Rights Reserved