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Daniele Masini

Artista - iscritto il 1 mar 2011

Luogo: Forlì - IT

Email - masinid@libero.it

Sito web - http://digilander.libero.it/masart/

Bio

Daniele Masini, è nato il 1 febbraio 1951 a Forlì, ove vive e lavora. Dopo aver frequentato l'Istituto d'Arte di Forlì (dove attualmente è titolare della cattedra di pittura), nel 1973 si diploma in scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, in particolare il Premio Campigna, il 1° premio alla Biennale Romagnola, il premio della critica "Marco Aurelio". Dopo aver partecipato a varie rassegne, nel marzo 1983 è presente all'Expo - Arte di Bari. Nell'ottobre dello stesso anno allestisce, presso il Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti di Ferrara, una impegnativa personale presentata da Franco Solmi. Su invito di Franco Farina partecipa alla rassegna "Cento anni di pittura emiliana" presso la Galleria Nuovo Carpine di Roma. È segnalato da Franco Solmi nel Catalogo dell'Arte Moderna Italiana n. 21 edizione Giorgio Mondadori, con la seguente motivazione: "Interprete delle poetiche di rivisitazione della storia dell'arte, è autore di immagini di potente struttura e finissima valenza pittorica".


Janus : Daniele Masini Apocalisse: Atto Secondo

La pittura di Daniele Masini pone due importanti problemi che sono strettamente intrecciati tra di loro e che appartengono entrambi alla fisiologia dell’arte, uno di carattere estetico, l’altro di carattere sociologico: sono entrambi presenti nella dinamica dei suoi quadri che li contiene e li esprime. Il primo riguarda la forma che contribuisce a dare chiarezza e sostanza ai contenuti, l’altro riguarda la sostanza nell’interno della forma, e l’una non potrebbe esistere senza l’altra. L’arte ha sempre bisogno di dialogare con quello che è nell’interno della psiche, la psiche continuamente cerca un varco verso la conoscenza passando attraverso le molte declinazioni dell’arte (o della letteratura o della musica o della filosofia). Quando nella pittura manca uno di questi due elementi l’opera non dice tutto quello che dovrebbe esprimere, rimane un po’ indietro, può anche diventare un’opera bellissima, ma c’è in lei una manchevolezza, è una bella esercitazione estetica oppure è una bella esercitazione intellettuale, ma l’anima è sempre un po’ assente (a meno che l’artista si accontenti di fare esclusivamente un’opera decorativa, e non è questo il caso, naturalmente, di Daniele Masini). Oggi assistiamo spesso a questa divergenza tra la calligrafia, spesso elegante, che non approda a nessuna consistenza, e una progettazione spesso teorica che non approda a nessun significato. Gli esempi sono numerosissimi nella nostra epoca, vi sono molte opere che vogliono essere solo idee, e sono condannate a rimanere rozze ed incomplete, ed opere che sono solo calligrafia, e sono condannate ad essere puro virtuosismo. La pittura di Daniele Masini ha il merito di voler abbracciare e di voler contenere entrambi questi due postulati di forma che diventa significato e di significato che diventa forma, di voler costruire il quadro sia partendo dalla visione estetica e sia partendo dal punto di vista sociologico (ma potremmo anche dire psicologico o antropologico), in un momento della storia dell’arte che appare sicuramente in crisi (non sa dove esattamente andare). Da molti decenni l’arte compie belle esercitazioni teoriche. La pittura di Masini guarda nello stesso tempo a questi due grandi problemi che ogni opera deve porsi: che cosa dire e come dirlo, che non è certamente una cosa molto semplice. Mettere insieme queste due cose sulla stessa superficie che chiamiamo quadro è sicuramente molto faticoso, e non ci stupisce quindi che molti artisti oggi preferiscano rinunciare all’impresa e si accontentino d’una soltanto delle due parti dell’espressione artistica. La pittura di Daniele Masini richiede una grande bravura tecnica, ma impone anche al pittore di ri-definire la sua concezione del mondo, di non rimanere indifferente. Masini non lascia la sua opera in mezzo al guado, ma vuole sempre arrivare anche sull’altra sponda, dove lo attendono sicuramente scoperte inattese. Va verso l’ignoto. È in quel territorio un po’ aspro che si fanno gli incontri più insoliti e straordinari. È qui che appaiono angeli e diavoli, ali ed artigli. L’estetica rappresenta per Daniele Masini la sua armatura, ma oltre all’armatura, oltre alla spada occorrono strumenti ancora più complessi che possono essere dati solo da un’analisi continua ed appassionata dei fenomeni esistenziali che l’umanità deve continuamente affrontare. Il pittore deve sapere in ogni momento, e Masini lo sa, che la pittura ha bisogno di confrontarsi con il mondo, di farsi coinvolgere dal mondo in tutte le sue avventure. Deve diventare una parte del mondo, anche sua complice, se necessario. Davanti al dilemma se escluderlo o accettarlo non può avere dubbi, il mondo non può essere rifiutato né nel bene né nel male, anche se c’è sempre il pericolo che il mondo alla fine voglia inghiottirlo, ma è questa la funzione del mondo, divorare le sue prede umane ancora vive, morderle, inghiottirle, espellerle, lottare, accapigliarsi, uccidere, ma anche risuscitare e restituire. Il mondo va ovviamente preso con le molle, non viviamo in un universo innocuo, come sappiamo benissimo, ma il pittore davanti a questo rischio deve diventare sempre più audace, sempre più abile, più agguerrito, più originale, deve dipingere proprio i quadri che Masini dipinge con quella forma, con quella sostanza, con quella violenza, con quell’irruenza. A Masini non mancano tutte queste qualità. La sua pittura racconta gli episodi d’una grande battaglia che si svolge tra gli spiriti del male e quelli del bene. È un’antica battaglia, l’ha già raccontata Giovanni nella sua Apocalisse, ma credo che in forme diverse è sempre stata raccontata da tutti, dal Mahabharata indù all’Iliade, da Bosch a Bacon, da tutti quelli che non hanno una visione troppo ingenua o troppo superficiale della vita. L’opera di Masini è la ricerca e la ricostruzione di questa antica battaglia che ovviamente continua ancora oggi sotto i nostri occhi. Masini non dipinge soltanto per produrre un quadro obbediente a tutte le regole raccomandate dall’estetica, dall’armonia, dalla proporzione, dall’accostamento sapiente dei colori, ma dipinge anche per narrare le lotte interiori della psiche e le tragedie del nostro tempo, che possono anche essere commedia o farsa, ma tutti questi elementi confinano tra di loro. Masini dice una cosa ancora più importante: il secolo (quello appena passato e quello attuale) è sicuramente malato, è afflitto da una malattia congenita. L’ha ritratta molte volte nei suoi quadri questa malattia, probabilmente da sempre. Non poteva assolutamente ignorarla. È una malattia sotterranea che circola da tempo nelle sue vene, ma le sue origini sono antiche. La civiltà, ogni civiltà, per quanto sia splendida, è come una malattia dello spirito: presto o tardi la malattia segreta che serpeggia nelle profondità della sua anima l’ucciderà per dare spazio ad altre civiltà che si illuderanno d’essere immuni da ogni male. Questa malattia è un po’ come un’epidemia, afferra l’uomo e lo scaraventa da un lato all’altro del mondo. Genera smarrimento. Cresce con lo sviluppo stesso della civiltà, con la sua evoluzione. Certo, vi sono periodi dove la malattia è più acuta, altri dove la malattia è latente, ma cova sotto la cenere. Qualche volta assomiglia ad un raffreddore, spesso i sintomi sono molto più gravi e la malattia quando esplode è devastante: le società sono costrette a scomparire anche se hanno eretto magnifici monumenti artistici o letterari o filosofici o umani. Non è un paradosso? Quella civiltà è stupenda, dovrebbe vivere eternamente, invece la realtà è spietata. Quando abbiamo visto il sorgere di questa malattia? Molte volte, sicuramente: quando l’uomo è uscito dalla foresta preistorica, per esempio (che potremmo chiamare il suo Paradiso terrestre) ed ha subìto un trauma di cui ancora adesso affronta le conseguenze. Più vicino a noi nel tempo, anche se ci sembra lontanissimo, la malattia si è manifestata durante il crollo dell’Impero romano, aggredito da molti virus che si sono introdotti nel suo cadavere: le invasioni barbariche, il crollo dell’economia, il disorientamento spirituale, l’avvento del Cristianesimo che uccidendo il paganesimo ha mutilato anche se stesso. Durante la Rivoluzione francese e poi durante quella russa non sono mancati stati morbosi devastanti, anche durante le molte dittature del secolo XX (peraltro non del tutto finite ancora oggi), nel trapasso dall’epoca medievale all’era moderna, nell’era tecnologica, nella rivoluzione industriale, in tutti questi casi abbiamo assistito al decorso d’una febbre spesso mortale. Anche nell’arte vi sono stati periodi di malattie acute, di malattie degenerative, di malattie che avevano la tendenza a diventare croniche. Già nell’Ottocento esistevano stati febbrili portati da artisti di genio, come Gauguin, Van Gogh, Cézanne e molti altri, e poi le stesse avanguardie del XX secolo, tutte grandissime, tutte geniali, ma apportatrici alcune di morbilli ed altre di colera, da cui le ultime generazioni sembra non siano ancora del tutto guarite, specialmente quando oggi fanno l’imitazione dell’imitazione dell’avanguardia. Dipende dai vaccini che gli artisti delle generazioni successive hanno assunto. Alcuni hanno digerito male le avanguardie ed avrebbero bisogno d’una cura disintossicante, altri hanno superato la crisi ed hanno trovato una strada molto personale e più originale, lontana dalle mode e lontana dagli eccessi: Bacon, Max Ernst, Dubuffet, Pollock, Dalì, che della paranoia ha fatto, per esempio, il manifesto della propria arte, e molti altri, naturalmente. Daniele Masini a questo punto ha preso la temperatura esatta del proprio tempo e si è reso conto che la febbre è ancora alta. Il malato non è ancora fuori pericolo e probabilmente mai lo sarà. Qualche volta una buona malattia può perfino essere utile. Il pittore che non ha fatto esperienza della malattia è sempre un po’ debole: paesaggisti recidivi, realisti noiosi e pedanti, concettualisti onorari che hanno ormai perso di vista la ragione della loro concettualità, pittori alla moda, provocatori stagionali, e molti altri. La vera avanguardia sta altrove. Daniele Masini è un pittore di singolare modernità. Con la sua pittura dai contenuti forti fa oggi quello che all’inizio del secolo scorso facevano le prime avanguardie: cercare nuovi approdi. È un pittore ed è un terapeuta. Masini dipinge in maniera costruttiva, dipinge in maniera creativa, ed è proprio questo che dà alla sua opera il suo carattere di novità. Non ha paura di dipingere seriamente l’esistente nel momento della sua crisi, nel momento della sua malattia, nel momento in cui scopre la verità, estetica e psicologica, dell’opera. Mette insieme questi due elementi, non li abbandona al caso, ma fa anche una pittura di idee, una pittura che racconta i molti episodi della nostra storia quotidiana, che è poi anche la nostra storia eterna, poiché già ne parlarono una volta i miti, le leggende, i sogni. Dipinge con imparzialità vittime e carnefici. Costruisce un mondo immaginario che è drammaticamente reale. Ha percepito nell’aria la malattia del secolo, le sue paure, i suoi complessi. Anche una pittura può essere un’anamnesi. Questo è anche il secolo (quello che è finito, ma non è ancora finito, e quello che è già cominciato, ma non è ancora del tutto cominciato) che ha fatto enormi progressi scientifici, ed è anche il secolo che ha scoperto il meccanismo della psiche attraverso la psicoanalisi, una scienza ed una filosofia che si sono lanciate alla scoperta delle malattie dell’anima, delle malattie sotterranee (guarire è un’altra cosa). L’apparizione della psicoanalisi in uno dei periodi più critici della nostra civiltà non è stato certamente casuale: proviene da molti studi anteriori, ma essa è giunta nel momento giusto e nel posto giusto, quando probabilmente il secolo ha cominciato a rifiutare la malattia o non ha più creduto all’esistenza della malattia. Diceva di godere ottima salute: si sa come è andato a finire. Stava così bene che alla fine è morto. Il fatto che poi la psicoanalisi abbia affascinato anche l’arte (e che l’arte sia stata affascinata dalla psicoanalisi) rende più preziosa questa ormai vastissima branca del pensiero. Che la psicoanalisi si sia insinuata anche nella pittura di Daniele Masini non può che rendere la sua opera ancora più affascinante, ancora più vicina a noi, ancora più vera. Serpeggiano nella sua pittura antichi fantasmi: le pulsioni della vita e le pulsioni della morte, l’Eros e la distruttività, l’uscita violenta dal conscio e il precipitare nell’abisso dell’inconscio, la fuga dall’inconscio e non trovare più nulla nel conscio, sapere, attraverso gli strumenti pittorici, che il mondo vive una stagione delirante. I sintomi sono evidenti in ogni angolo del pianeta. Perfino la natura sembra in ebollizione, ed anche questa è una malattia pericolosa. La patologia più diffusa tra gli uomini sembra oggi una psicosi paranoica: tutti sono diventati nemici di tutti. Questa pittura obbliga il mondo a guardare in faccia i suoi fantasmi. Daniele Masini racconta questa storia in termini estetici con le sue forme aggrovigliate, con i suoi draghi, l’occhio che emerge da un corpo massiccio, l’intensità dei colori, la deformazione che si impone sulla regola, la regola che si impone sulla deformazione. Il corpo non trova la sua armonia ed allora si dilata, si gonfia, sembra sempre sul punto di esplodere ed ha un aspetto vorace ed aggressivo, ma nello stesso tempo è timido, è stato ferito, è stato lacerato, è il corpo del mondo offeso dai suoi infiniti cataclismi umani e naturali. Sembra che quel corpo lotti con se stesso e contro tutti. Da quel corpo spuntano gambe e braccia: non si sa bene da dove vengono e dove vanno a finire, come se appartenessero ad un altro corpo contenuto nell’interno del primo, come se l’uno cercasse di divorare l’altro. È un corpo in continuo conflitto con se stesso, è un’anima che si spezza in molte altre anime. La morte lo attraversa continuamente, ma attraversa anche la forte sensualità di queste immagini che sfiorano l’ebbrezza e la paura. «Una spada aguzza a due lame esce dalla sua bocca», scrive Giovanni nella sua Apocalisse e trascina tutti con sé nella sua rovina. Appare una «donna bellissima assisa su una bestia scarlatta», dice ancora questo celebre testo, ed anche gli Angeli tremano. Sembra che Daniele Masini descriva con le sue opere anche una teologia della ragione ed una teologia della follia, una teologia della sensualità ed una teologia dell’anima, una teologia del male di vivere, del piacere amaro e del piacere intriso di ebbrezza. Dice queste cose attraverso i suoi dragoni di fuoco (anche nell’Apocalisse naturalmente spadroneggiano) oppure attraverso le sue ali che si infrangono. Il destino del mondo è in bilico: essere divorati dal mondo o divorare il mondo? Sembra che Daniele Masini l’abbia sempre saputo da quando ha cominciato molti anni fa a dipingere queste figure allucinate, possedute da una sconvolgente hybris. Sono i draghi del senso e dei sensi, sono i draghi che si impossessano continuamente della nostra immaginazione, ma sono anche i draghi reali, con i quali dobbiamo confrontarci tutti i giorni. Anche i draghi sono antichi: quasi tutte le civiltà ne hanno parlato nelle loro mitologie e nelle loro leggende, dalla Cina, che ne ha fatto l’emblema della propria cultura, fino alla civiltà europea. Il Dragone è anche la grande Bestia che appare nell’Antico Testamento, è l’Impuro, è il Tentatore, ma in fondo è anche la Vittima designata, è il Capro espiatorio ed alla fine finisce sempre sotto il tallone o la spada del Cavaliere immacolato. Il grande dragone è anche il Minotauro nelle molte metamorfosi che appaiono nei quadri di Daniele Masini. È la grande Bestia a tre o sette o dodici teste che rapisce le fanciulle, le divora o le violenta, ma è anche il Colombo che porta in volo Pinocchio, è il terribile pesce-cane che lo inghiotte e lo imprigiona nelle sue viscere. È il Leviatano che Masini dipinge e raffigura continuamente nei suoi quadri. È il dragone vorace della società sempre in lotta con se stessa, ma il dragone è anche il sole che attraversa il cielo e che un giorno potrebbe essere la nostra salvezza. Tutte queste cose sono contenute nella pittura di Daniele Masini. Nei suoi quadri alla fine possiamo rintracciare anche una specie di misticismo sensuale, come se Masini avesse messo insieme paganesimo (la colpa o il peccato) e cristianesimo (la salvezza). Le sue immagini vogliono sempre un po’ provocare, anche se forse lo fanno inconsciamente. Qualche volta le sue figure sono ricoperte da un’armatura di ferro. Ma sono anche attraversate da cicatrici, da tagli, da rattoppi, da ricuciture, da ammaccature, da gonfiori, da squarci. Le armature che le rivestono sembrano di carne vulnerabile, come se fossero appena uscite da un campo di battaglia, in mezzo al frastuono ed al rimbombo delle trombe, ai colpi di spada e di alabarda, tra gli zampilli del sangue che è l’immagine emblematica della morte, ma è anche il sangue che continuamente si rigenera, che sgorga vivacissimo, è un sangue che assomiglia ad un filtro afrodisiaco. Sulla superficie dei suoi quadri appaiono i resti di una antica battaglia, dove non si distinguono nettamente i buoni dai cattivi: sono tutti buoni e sono tutti cattivi. Questi dragoni in fondo sono anche bonari, non tutti probabilmente sono cattivi, ma raffigurano sempre la lotta tra le forze del male contro altre forze del male, una lotta tra simili e dissimili, ma i dissimili sono predominanti. La ricerca della dissimiglianza in questa pittura conduce paradossalmente Masini all’armonia. I suoi quadri così tumultuosi sono anche fortemente equilibrati, costruiti con sapienza. A tratti sembra che Masini faccia una pittura eccessiva e non c’è nessun eccesso. Sembra una pittura fuori delle regole ed è una pittura rispettosa di tutte le regole, quello che noi crediamo deformazione della pittura è in realtà la deformazione del mondo. Daniele Masini si è assunto un compito ed anche un dovere non facile: quello di fare una pittura che oggi possa ancora significare qualche cosa, una pittura che esce dagli schemi tradizionali ed è pure rispettosa della tradizione, una pittura del proprio tempo e non una pittura ipotetica o teorica o alla moda, una pittura senza ipocrisie, dove il bello è ancora la ragione profonda del vero e la ragione vera del dipingere, una pittura che sembra antica, e può anche vantarsi di questa antichità, ed è soprattutto, nello stesso tempo, profondamente moderna ed umana.

Franco Solmi

"...) L’impatto con le grandi tele di Daniele Masini, dense di rimandi colti, di metafore, di paradossi figu rali
spinti alla efferatezza del Grand Guignul. non suggerisce drammi o sconvolgimenti nello spettatore che non
vada già per conto suo a caccia d'incubi. La prima impressione che ne ho avuta è stata. anzi, di ferma
solennità. e di lontanante vertigine costruttiva: quasi che l'araldica un po' sconnessa d'un artiglio antico si
fosse all'improvvisa dilatata negli spazi d'un enorme decoro a fresco. a nelle trame corrugate d'un arazzo
annerito dai secoli.
San cose moderne, non v'è dubbio. e si sente battere, al fondo, l'ultimissima stagione dei simboli. Ma tutto.
anche l'irritato turgore del fantastico - surreale caro agli amanti di grasse miscele alchemiche, finisce per
stemperarsi in una memoria d'antico, aulica nella sostanza e nella forma... E proprio la sapienza della
composizione, quella implacabile ragion spaziale che presiede alle grandi opere di Masini, a suggerire
incanti e armonie anche laddove s'arrotano carni, luci e metalli a s'ingufiscono mezzi volti e barbe lebbrose.
È la limpidezza degli antichi bestiari e delle pagine di coloratissimi malefizi. insomma, che ritorna nelle
'oscure circostanze' e nelle 'situazioni' che il pittore forlivese ci propone come metafore senza vero segreto
e, vorrei dire, senza dramma...
La trama della scrittura di Masini è raffinata anche quando è potente. distesa anche quando la tensione/non
il dramma) è portata al massimo da questo lettore innamorato di Piero, Paolo Uccello e Caravaggio
impastati nel gran crogiolo dei secoli d'ora della pittura spagnola: fino a Goya, naturalmente, Pittura colta,
quindi, quella di Masini, e misuratissima...
Dal catalogo della mostra al centro di attività visive , Palazzo dei Diamanti, Ferrara, ottobre 1983



Andrea Brigliadori

(....... ) Masini pittore provinciale mai, non ha nemmeno saputo e voluto mai dimenticare di essere un pittore attivo e operante in provincia. Ha vissuto anzi questa condizione come una sorta di sfida, imprimendo alla sua pittura uno spirito volontaristico e agonistico. come se dovesse fatalmente passare attraverso il linguaggio artistico tutta la tensione e il disagio della sua relazione irrisolta con la sua stessa città, con gli uomini che ci vivono e i fatti che vi accadono. La provincia in cui vive è infatti per Masini un idolo polemico, un fantasma negativo contro il quale scatena volta a volta velleitarie sortite private e violenze pittoriche di congelata durezza. Chi sono i veri nemici di quei guerrieri implacabili, chi sono i veri bersagli di quegli occhi impassibili, chi sono i suppliziati di quelle bende e di quei disfacimenti.
Certo: sono i suoi sogni, le sue private e inconscie mitologie, le sue gigantesche proiezioni di sé medesimo, le sue fascinazioni epico - leggendarie. Ma il bersaglio è anche, e non tanto indirettamente, quel cerchio chiuso e un po' ripetitivo dell'andirivieni provinciale, quei riti e quei miti della sua stessa città da cui Daniele ha sempre voluto marcare distanza e distinzione. Quel tanto di ironico e dissacrante che germina dalle drastiche situazioni della sua pittura fascia di spregio anche sacerdoti e mummie della cultura e della umanità in mezzo alla quale Masini si muove ogni giorno, e verso la quale ha sempre scagliato antagonismi e sarcasmi.
A prezzo anche di isolamento e di incomprensione, ma anche per l'appagamento di una vocazione individualistica e narcisistica disposta persino a trovare nella solitudine un aristocratico" risarcimento".


Dal catalogo della mostra alle sale comunali
Logge Vasari, Arezzo, maggio 1988

Andrea Brigliadori

"(...)Oggi Daniele Masini dipinge in grande, nel triplice senso che dipinge a fondo tele di grandi dimensioni; che si confronta, in tecniche e contenuti, con la grande pittura degli antichi; che l'orizzonte della sua pittura e del suo modo di essere pittore non è più quello imposto dai piccoli duelli della cultura locale...
Oggi Masini dipinge, con lunga e solitaria dedizione, battaglie di guerrieri
reclusi e ingigantiti dalle corazze, e scompiglio di cavalli appesantiti dai ferri che li coprono. e agli uni e agli altri presta la straordinaria profondità dei contrasti della luce e dell'ombra, della balenante evidenza e dell'abisso notturno. I suoi guerrieri han teste di bestie e di mostri, sono creature metamorfiche, reciproche allegorie dell'umano e del disumano. Sotto la lezione della grande pittura, dai fiamminghi al barocco, la metafora figurale della vita e della morte si è arricchita e complicata di allusioni nuove: quella, per esempio, di un destino di travestimento e di lotta imposto dalle apparenze e dalle parti; quella altra, per esempio, della bestiale violenza che assume la contesa umana; e quell'altra ancora di una grandezza stravolta e tragica che ha in se la contesa, sbocco di vitalità e di energia, nobile e degradata nello stesso tempo. Perché il dramma più forte che intende dire la pittura di Daniele Masini non è quello dello scontra e dell'urto, ma quello della sua falsificazione e del suo equivoca. Quello di gente divisa dalle forme, simile nella sostanza...
Dal catalogo della mostra alla galleria Melozzo di Forlì ,aprile 1983

Rosanna Ricci


"...) Avvicinarsi alle opere di Daniele Masini non è certamente una Operazione facile se si considera che esse sono così ricche e complesse da scoraggiare un visitatore poco attento. Innanzi tutto l'assetto formale:
dire che è raffinato, preciso, che scorre ai limiti di un rigore ineccepibile, che manifesta una maturità pittorica inequivocabile, è fin troppa scontato. Nell'arte di Masini concorrono cultura, genialità ed estrema cura del prodotto. I riferimenti classici (se proprio si ha l'intenzione di cercarli) sono innumerevoli: dal Rinascimento al Barocco, al Novecento, tutta la raffinata cultura di Masini interviene nelle sue Opere, intelligentemente filtrata da una personalità che non ha bisogno di modelli a cui ispirarsi, ma su cui eventualmente confrontarsi
"Il Resto del Carlino
20 aprile /983, Forlì


Enzo Di Martino


"(...) Certo questi combattimenti, queste armature, questi occhi monocoli ed inquietanti, questi cavalli bardati di ferro, hanno anche valore

metaforico e forse simbolico. Masini fronteggia questi eventi visivi con la sapienza di un antica maestro perché forse questa è il solo mezzo di difesa che egli possiede contro aggressioni clic sono certo anche di natura emotiva. Ci si accorge d'un tratta, allora, che queste immagini ci appartengono più di quanto si possa ritenere a prima vista e tale rispecchiamento è un risultato che conferisce ai lavori di Masini le cannotazioni dell'arte: quella misteriosa apparizione. cioè. che si nasconde dentro il terrena accidentata della coscienza di ciascuno di noi...
Dal catalogo della mostra alla galleria PlusArt, Mestre maggio 1983

Franco Solmi


"...) L'impatto con le grandi tele di Daniele Masini, dense di rimandi colti, di metafore, di paradossi figurali spinti alla efferatezza del Grand Guignul. non suggerisce drammi o sconvolgimenti nello spettatore che non vada già per conto suo a caccia d'incubi. La prima impressione che ne ho avuta è stata. anzi, di ferma solennità. e di lontanante vertigine costruttiva: quasi che l'araldica un po' sconnessa d'un artiglio antico si fosse all'improvvisa dilatata negli spazi d'un enorme decoro a fresco. a nelle trame corrugate d'un arazzo annerito dai secoli.
San cose moderne, non v'è dubbio. e si sente battere, al fondo, l'ultimissima stagione dei simboli. Ma tutto. anche l'irritato turgore del fantastico - surreale caro agli amanti di grasse miscele alchemiche, finisce per stemperarsi in una memoria d'antico, aulica nella sostanza e nella forma... E proprio la sapienza della composizione, quella implacabile ragion spaziale che presiede alle grandi opere di Masini, a suggerire incanti e armonie anche laddove s'arrotano carni, luci e metalli a s'ingufiscono mezzi volti e barbe lebbrose.
È la limpidezza degli antichi bestiari e delle pagine di coloratissimi malefizi. insomma, che ritorna nelle 'oscure circostanze' e nelle 'situazioni' che il pittore forlivese ci propone come metafore senza vero segreto e, vorrei dire, senza dramma...
La trama della scrittura di Masini è raffinata anche quando è potente. distesa anche quando la tensione/non il dramma) è portata al massimo da questo lettore innamorato di Piero, Paolo Uccello e Caravaggio impastati nel gran crogiolo dei secoli d'ora della pittura spagnola: fino a Goya, naturalmente, Pittura colta, quindi, quella di Masini, e misuratissima...
Dal catalogo della mostra al centro di attività visive , Palazzo dei Diamanti, Ferrara, ottobre 1983

Giovanni Amodio


"(...) Nel clima di medioevo prossima venturo a cui il cinema ci va abituando con varie salse alla Conan, l'operazione di un artista straordinario come Masini si inserisce come puntualizzazione di una tensione seria nella indagine sull'uomo contemporanea e futuribile, che la barbarie la vive come emblema interiore, più che come ipotesi di 'genere' più o meno affascinante nel suo aspetto mitica e nella sua tesi di negatività. Il mastro e la corazza che avvolge l'uomo centauro di guerra, nella loro macchinosa e metallica fusione, scoprono la fissità umana di allucinanti sguardi interrogativi, che la pittura di Masini rende affascinanti per la maestria tecnica e la elegante matericità delle cromie."
Dal catalogo della mostra ad Expo-Arte, "Meridiano Sud", Bari,
5 aprile /983

Angelo Andreotti


"(...)Ricordo ancora con precisione di essermi trovato di fronte a quelle tele, anzi, dentro quegli spazi.
La 'ratio', stranamente muta fino ad ora, interviene suggerendomi che l'impressione di 'stare dentro' il quadro è dovuta alla grandezza delle tele....
Ma è una spiegazione irrazionale, perché altre volte mi sono trovato di fronte a quadri grandi, anche più grandi, senza per questa esserci trascinato dentro. E nel pensare alle immagini di Masini per focalizzare quanto appena scritto, rimango di nuova colpito dalla carica espressiva di quei voIti...
Dal catalogo della mostra al Centro Attività Visive,
Palazzo dei Diamanti, Ferrara,novembre 1983

Franco Camporesi


"(...) Si può riscontrare in Masini l'ammirazione per l'arte rinascimentale, per i fondi scuri e un po' tetri dei maestri spagnoli, ma anche per i simboli alchemici e la stregoneria
medievale (ne è una spia la criptica sigla con cui Masini firma le sue opere). Ma si tratta sempre di una ammirazione per la sapiente strutturazione spaziale, per la scenografia dei panneggi, nella dichiarata volontà e voluttà di esprimersi nelle grandi dimensioni, con un evidente gusto per il virtuosismo esecutivo".
"il Pensiero Romagnolo", Ferrara, 3dicembre 1983

Franco Solmi


"(...)Io credo che questo artista, così intento a trarre conclusioni personali dalla frequentazione dei grandi del passato e dalle suggestioni dei maestri dell'avanguardia storica, risponda a suo moda all'esigenza che ha la pittura di oggi di trovar radici salde in se stessa, nella propria specifica vicenda, dopo le convulsioni e gli azzeramenti che hanno accompagnato la fortuna del concettuale fino alla dichiarazione esplicita di morte dell'arte. Si può quindi genericamente affermare che Daniele Masini si riconduce alla prassi instaurata del pensiero postmoderno, rifuggendo però dalla artificiosa felicità e dal libertarismo indifferente che sembrano oggi dominare il campo e che san coltivati, con accenti più o meno capziosi, sia dalla italiana Transavanguardia, sia dai Nuovi Selvaggi tedeschi, sia, infine, dalla montante ondata dei Graffitisti newyorkesi. Le contaminazioni e le irregolarità di Daniele Masini sano elementi ben controllati dell'immagine, che non deborda e non si fa ridondante oltre i limiti segnati dai grandi maestri di tradizione antica e moderna. Ai nomi già fatti di Paolo Uccello e di Piero della Francesca, si possono magari aggiungere quelli di Giulia Romana e dell'Arcimboldo e alla citazione di Bosch e dei fiamminghi possiamo affiancare la memoria degli incupiti simbolisti a dei più arrabbiati eredi di quella sorta di parapsicologia culturale che ha i suoi numi altissimi in Rimbaud e in Jarry...".
Dal catalogo della mostra all'Istituto Italiano di Cultura,
Amsterdam, aprile1/984

Rosanna Ricci


"(...) Più volte abbiamo affermato che l'opera di Daniele Masini si presta a numerose chiavi di lettura ,tutte valide benché ognuna, in sé, riduttiva. La complessità del lavoro di Masini, infatti, investe non solo l 'ambito estetico con tutti i possibili riferimenti culturali, ma anche quella personale e simbolico, onirico e sociale. I personaggi paludati oppure fasciati da bende o da armature hanno raggiunta, attualmente, un rigore ed una compostezza che potremmo definire classici. Non vi sono più atmosfere cupe e dilatate, ma spazi definiti; archi e colonne costringano le figure senza però impedire a qualche elemento (zoccolo di cavallo, piede umano, tessuto) di debordare dalla struttura architettonica.
La situazione di incubo che imprigiona le figure e ne esalta l'ambiguità, in queste ultime opere appare più composta e rasserenata... Nell'arte di Masini non v'è ,nulla di artificioso o di improvvisata. Ogni pennellata è controllata, la scenografia calcolata, le luci e il calore dosati al punta da non permettere incertezze. Molti sono gli artisti del passato studiati con mente attenta da Daniele Masini: Piero della Francesca, Paolo Uccello, Caravaggio, Goya...
Ne deriva una pittura colta in cui, tuttavia, la lezione dei grandi pittori viene mediata da una immaginazione che non ignora l'allucinata mondo del fantastico."
"Il Resto del Carlino", Forlì, 16 gennaio /985

Giancarlo Pauletto


"(...)Masini è affascinato dalla 'spazio' pordenoniano, e dal suo "espressiomsmo" . con sicura impaginazione e forte effetto spettacolare - ma anche questo entra benissimo nel conto del Pordenone - egli imposta due grandi pale nelle quali la citazione, evidentissima e travisatissima, serve ad una convincente rilettura dell'artista cinquecentesca, dove si apprezzano sia la impegnata pertinenza al tema sia una capacità pittorica che non trova facili riscontri...".
"Il Momento", Pordenone ',ottobre 1984

Franco Camporesi

"(...) In queste ultime grandi tele ha collocato le proprie figure fra colonnati fastosi in una prospettiva centrale, introdotta con più decisione grazie alla recente rivisitazione dell'opera del cinquecentesco maestro Giovanni Antonio da Pordenone. La nuova cornice architettonica dà al colore un maggiore spazio e protagonista, ridimensionando l'aggressività dei personaggi che qui sembrano
visti con occhio più distaccato e autoironico dallo stesso autore.
C'è una maggiore serenità anche negli sfondi, nei quali ai cupi toni marroni si è sostituita un azzurro olimpico', degno delle scene di estasi religiosa del barocco o della impassibilità della pittura metafisica, come suggerisce Franco Salmi nella sua introduzione al catalogo. Masini è sempre stata affascinata dai panneggi e dai ricchi paludamenti della pittura rinascimentale (per questo, forse, è un 'anacronista' ante litteram), ma contemporaneamente in lui è preponderante il gusto surreale per l'orrido e per il terribile, dove l'ossessione per l'occultamento dei corpi cela una violenza autopunitiva dei personaggi...".
"Il Pensiero Romagnolo", Farli, 19 gennaio 1985

Franco Solmi

"(...)La pittura di Masini ha rinunciato a molte delle ridondanze che la facevan maledetta e sta trovando il propria nucleo in un ordine mentale, quattrocentesco in prospettiva. E la componente mediterranea che sta prendendo il sopravvento e se per ora non si tratta che di una misura formale, io credo che indagando quest'ultima Masini finirà per attingere le fanti della serenità, se non della impassibilità, dei maestri della tradizione metafisica, ..Io creda infatti che Daniele Masini stia attraversando un periodo di crisi feconda, dimostrando quella capacità di rimettersi in discussione che è indice di una ricerca non ossificata su moduli determinati per sempre. Ciò non significa che un artista di rara potenza e di straordinaria virtù tecnica come Masini possa o debba procedere, come troppo spesso avviene ad altri, per adeguamenti di linguaggio e di poetica che non maturino direttamente nel lavoro. Una della più apprezzabili caratteristiche di questa artista è infatti quella di non lasciarsi andare all' improvvisazione, di non accogliere senza riflessione critica le sollecitazioni esterne che egli stessa, del resto, ricerca...
Dal catalogo della mostra alla Galleria Melozzo, Forli, gennaio 1985

Andrea Brigliadori

"(...) Molte cose avevo nella mente

la sera che ridiscesi le scale della nuova casa studio, dopo aver visto i quadri che Daniele Masini avrebbe
presentato a questa mostra, comincerò dalla più strana e stravagante:
sento che alle costellazioni dello zodiaco manca un tredicesimo segna, un segno out, dispari, diverso e indivisibile, che sia tutti gli altri e nessuno, che comprenda nella sua fissità il mutamento degli altri, il generarsi del Leone dal Cancro, e dell'Ariete dai Pesci e così via, Il segno, non calcolato ma sempre possibile, della metamorfosi, La confidenza ironica e mistica degli antichi col divino e col naturale popolò il mondo di creature metamorfiche, Chiunque, credo, avrà sentita in quel tempo che poteva accadergli da un momento all'altro, di scoprirsi mutato in altro e vederlo accadere, Di metamorfosi son piene le favole, Dante ne ebbe visione privata in anteprima nella bolgia dei ladri. E in una mattina kafkiana Gregorio si svegliò insetto, Ma perché dico questo, a rischio anche di divagare?
Perché quella sera, mentre mi faceva scorrere sotto gli occhi uno dopo l'altro i suoi quadri, Daniele sembrava fisso a un punto solo: che io cogliessi nella sua sequenza pittorica il segno della metamorfosi, e che mi fosse chiaro che in quella trentina di tele tutte datate ottantasei, dopo un anno e più di tela bianca e di pennello asciutto, c'era il racconto di una storia, la storia, appunto, della sua metamorfosi, Ora, io i segni di quel mutamento li decifravo tutto intorno a me.,.
Dal catalogo della mostra alla Galleria Voltone della Molinella,
Faenza, dicembre 1986

Franco Solmi

(...) Daniele Masini ha assunto ben poco dal surrealismo e sarebbe forse un errore attribuire la sua visionarietà da secentista sta maledetto a una influenza del genere. L'orrido, il mostruoso, il gigantismo larvale, il gioco degli accumuli non sono certo prerogative della pittura del nostro secolo anche se essa, attraverso soprattutto il simbolismo d'ultima estrazione romantica, ha riscoperte queste categorie nella specie dell'incubo e del sogno. Masini s'affida ad altre fonti e il sostanziale alleggerimento della sua pittura, che da accensioni luciferine è trascorsa a più meditate e riflesse aggregazioni formali, dimostra che l'urto fantastico si è come rappresa nello specifico della pittura, fino a passare dalla violenza espressianistica a una sorta di colmo tonalismo. Più Rembrandt, insomma, che non i moderni maestri, Colpisce in Masini l'aggregazione incupita della materia cromatica, quella luce balenante dall'interno che sommuove l'immagine senza illuminarla. È la negazione della solarità mediterranea, La sua visionarietà è ora anche raccoglimento",
Dal catalogo della mostra "I colti enigmi",
Palazzo Lafranchi, Pisa, maggio 1987

Emilia Marasco

"(...) Il primo impatto con la pittura di Daniele Masini non è certamente facile, sono immediati stupore e sbigottimento dinanzi al fatto tecnico ed a quello iconografico: l'artista rivisita grandi stagioni della pittura, recupera grandi spazi pittorici, prospettive, ambientazioni - non è da dimenticare la sua formazione come scenografo -' recupera un modo di trattare l'olio senza mai incorrere nel troppo finito, anche quando definisce e connota esattamente, rigorosamente. E autentica emozione quella del fruitore che recepisce come la stile, il modo di fare arte di un pittore sia il risultato di una cultura, di una esperienza, di una disciplina, emozione perché se può anche esser vero che in arte è stato detto tutto, è purtroppo indiscutibile che pochi sanno utilizzare quanto è già stata fatto e detto per poter continuare a dire qualcosa in una dimensione nuova e moderna, I quadri di Masini impongono non soltanto un rapporto con il dato tecnico pittorico, ma anche l'impegno sul tema, significato delle immagini. Masini è artista e personaggio nel suo essere artista,,,
"L 'avvisatore marittimo", Genova, 18 ottobre 1987

Germano Beringheli

"(...) Il mistero che si nasconde, jabésaniamente, col silenzio di una presenza che interroga l'indicibile, Jabés, appunto, il poeta ebraico che si ferma, talvolta, sul cammino delle sorgenti a interrogare i segni, l'universo dei suoi antenati, sembra emergere in filigrana dai 'Cavalieri della guerra' che erompono sulle tele di Daniele Masini, pittore forlivese il cui lavoro, esposto in apertura di stagione dalla galleria Giordano, esprime la appropriabilità dei classici attraverso una professionalità che, pur riferita ai modelli trionfali del passato-
, è relativamente coinvalta dal contemporaneo. Una relatività che, al di là della pur affascinante prima impressione dovuta alla pienezza dei valori formali e alla suggestione di certe evidenti restituzioni colte, risente positivamente di una conquista caparbiamente perseguita: dire con la pienezza dei valori visivi e tattili l'evocazione risanante di un clima, quello della nostra epoca, che attraversi ama in ansia, che ci coinvolge con te sue incursioni esterne ed interne.
Immagini sono, le sue, paraboliche e metaforiche della condizione, dunque, allegoriche di una stato di disagio sotterraneo e riflessive sul significato della vita dell'uomo.
Il che potrebbe anche apparire retorico e, forse, letteraria, se l'intensità espressiva non fosse del tutta affidata ad una sorta di aristocratica violenza, paradossalmente alla violenza della bellezza essenziale perseguita da quadro a quadro, da disegno a disegno con grande caparbietà...".
"il Lavoro" Genova, 4 ottobre 1987

Miriam Cristaldi

"(...) Il lavoro di Daniele Masini si inserisce in quel filone di 'pittura colta' dove esiste il piacere del dipingere che riserva un'esclusiva attenzione all'aspetto figurale, ricco di passaggi chiaroscurali e di qualche accensione luministica visibile nei rossi o negli azzurri delle armature. Il mondo che l'artista propone è quello di figure umane che perdona quasi del tutto le loro sembianze per assumere pseudomorfalogie preistoriche o futuribili nel significato di una passata o di una prossima mutazione genetica.
Perciò i volti resi senza naso né bacca, gravemente mutilati e con enormi occhi azzurri, acquistano, in alcuni casi, un becco, trasformandosi in strani uccelli e assumano casi accenni surrealistici. I suoi personaggi, avvolti in strane armature medievali a spaziali, affollano la scena invadendo la spazio.
Solo alcuni squarci prospettici indicano profondità d' ambienti esterni. La presenza ditemi mitici incrementa di contenuti classici i significati letterari esistenti nei quali manca il dramma incombente ma è invece evidenziata una sorta di dimessa accettazione del disagio del vivere odierno".
"Il Giornale", Genova, 24 ottobre 1987

Paolo Giansiracusa

"(...)Masini modella i corpi con energia, affrontando il supporto telare e la materia pittorica con tutta il suo essere, con le mani e con la testa, ora spingendo ora avanzando le masse del sua immaginaria. Non c'è quiete nel suo mondo pittorica. Tutta, come all'interna delle viscere di un vulcano minacciosa, sembra in ebollizione. Le campiture dell'aria e della luce si legano alla materia dei corpi e questa si scioglie nel seno della grande madre, alla stesso tempo dalle acque vaporose emergono creature in formazione protese verso l'arco del cielo alla ricerca della vita che anima la materia".
Da catalogo della mostra alla Galleria Melozzo, Forli, 20gennaio /991

Everardo Dalla Noce

"(...)L'arte ha il suo linguaggio ricco di sollecitazioni, così che il percorsa intrapresa da Masini ha necessariamente nuove regale tendenti - e già la vediamo - ad una autonomia linguistica di grande interesse. Nessuna ama anticipare tempi e cose perché anticipazioni e divinaziani hanno spazio molte volte effimero, comunque nella tela dell'artista di Romagna ha colta sensazioni di piacevole archeologia. Come, per esempio, certi toni bruni con spazi verdi negli spigoli compositivi, certi rossi e mitigati gialli che nella somma possono ricordare maturazioni metafisiche appena prima degli anni Venti, anche se qui il calore è più denso, più forte, più marcato nella sinfonia degli accordi e delle assonanze. Certa. I suoi moduli contemplativi hanno, di volta in volta, intenzioni simbolistiche, ma è l'antica volontà, il prorompente desiderio di cogliere, di là delle apparenze, un allusivo significato d' interpretazione, che lo sospinge".
Dal catalogo della mostra alla Galleria Melozzo, Forli, marzo /989

Mario De Micheli

"(...) Era giusto comunque che, fra
tutti gli invitati a questa rassegna, figurasse anche un pittore di Forli.
È Daniele Masini, come ho già anticipato, un artista che solo da poca ha varcato il quarantesima anno d'età. Ma, ciò che conta, è il fatto ch'egli non è stato invitato semplicemente
per la sua nascita forlivese. Egli corrisponde appieno alle esigenze che la mostra richiedeva. E vi corrisponde drammaticamente, con tutte le carte in regola. Prospettive alterate, spazi deformanti, stanze inclinate: nelle sue opere le risorse di Melozzo sono dovunque presenti.
L'immaginazione però è massiccia, di un barocchismo esaltato. Il sua personaggio dominante fa pensare ad un Icaro alato o al Principe delle tenebre di Miltoniana memoria, inesorabilmente condannato da Dio. È l'ultima Masini, il più carico di presagi".
Dal catalogo della mostra "Spazialità e Immagine artisti contemporanei per Melozzo da Forlì", Forli, Palazzo Albertini, ottobre /984

Raffaele De Grada

"(...)Un' artista che ci può ricordare il segno e il mondo di Belmer (ma non quello erotico)e, per star più vicini, certi "crocifissi" laici di Ruffini, che hanno certo un potere di suggestione molta rilevante.
Masini ha però un suo modo autentica che parte dal dialogo per una lettura troppo semplice ed insignificante del reale.
Questi suoi "crocifissi", contornati da spine e cespugli, per i quali Masini chiede il soccorso di materie come la cementite, quando la tempera e la china più non gli bastano, sano creazioni originali, qualcosa di più dell' interpretazione della tragedia cristiana fatta secondo una maniera moderna e riportano invece alla utilizzazione dei contributi dell'arte moderna per guardare nuovamente l'umanità nella sua storia di sempre.
Dal catalogo della mostra- Pittura Forlivese

Giordano Viroli

Il cammino dell'arte Forlivese prosegue con la figura di un artista isolato
Daniele Masini. Le prime opere di cui si ha memoria sono dipinti con tematiche potentemente orride, come Reliquia del 1973, immagine grondante da uncini sospesi dove il taglio incombente si viene formando in una frontalità significante ed allusiva di simbolismo cristologico che mostra una parentela fra le più bizzarre con gli archetipi di Bacon.
In seguito, e soprattutto negli anni 80. i dipinti di Masini - assai scuri , metallici,
ferruginosi - vengono a comporre una galleria di personaggi descritti con forme più zoomorfe che umane, atteggiati a un torbido manierismo declamatorio di gesti antichi e dimostrativi.
Le figure, di dimensioni preponderanti rispetto al contesto in cui agiscono, sono evidenziate da un fitto e insistito ramage grafico che delinea membra alienate,
strette in corazze segnate da noduli e scavi continuamente sovrapponentesi.
Più di recente, a partire dagli anni Novanta , L' attenzione dell' artista, sempre dedito ad invenzioni d' ordine fantastico o peregrino, si muove su un itinerario di certezze descrittive; L' immagine diviene impresa volante e ronzante, fornita di attributi fisici
Più leggibili nella loro qualità; anche il colore ha una sua vibrazione inusitata, lontana dalle tonalità di bitume e nerofumo delle opere precedenti.

Dal catalogo Pittura in Romagna aspetti e figure del 900 Romagnolo



MOSTRE PERSONALI


1971

Galleria Maioli, Forlì (a cura di) G.Del Zozzo

1973

Sala Garzanti, Forlì

Galleria La Francesca, Forli

1975

Studio d'Arte il Ridotto, Forli

Galleria Muretto, Brescia

Galleria La Tela, lago di Iseo

1976

Galleria l'Acquario, Forli

Desenzano sul Garda

1977

Galleria Incontri, S. Vincent

(a cura di) R. De Grada

Galleria Le Arti, Fano

1978

Galleria Le Arti, Ravenna

1979

Galleria Fabriano, Fabriano

1983

Galleria Melozzo, Forlì (a cura di) A. Brigliadori

Galleria Plusart, Mestre (a cura di) E. Di Martino

Centro Attività Visive.

Palazzo dei Diamanti, Ferrara (a cura di) F. Solmi

1984

Galleria Il Triangolo, Cosenza

Istituto Italiano di Cultura,Amsterdam

Galleria La Soffitta, Firenze

1985

Galleria Melozzo, Forlì

Segnalazione nel Catalogo dell’Arte Italiana n. 21, di F.Solmi,

Edizione Mondadori

1986

Galleria Voltone della Molinella,

Faenza (a cura di) A. Brigliadori

1987

Galleria Melozzo, Forli (a cura di) A. Brigliadori

Galleria Giordano, Genova (a cura di) F. Solmi

1988

"Medioevo e dintorni",

Casa degli Artisti, Tenno

Galleria La Soffitta, Firenze

Centro di iniziativa per le Arti Visive, Piombino

1989

Galleria Melozzo, Forli (a cura di) Della Noce

Galleria Il Vicolo, Cesena

1990

Galleria Logge Vasari, Arezzo,

Galleria Giordano, Genova

1991

Galleria Melozzo, Forlì (a cura di) P. Giansiracusa

1994

Dall'Orlando innamorato al Pulon Matt Palazzo Albertini Forlì istituti artistici e beni culturali di Forlì

1996

Antologica Forlì – Cesena ( a cura di Nicola Micieli )

2002

Scenografie per Piove sul Diluvio regia di Isabel Ramos da un testo di Tonino Guerra

2003

scenografie per Yerma regia di Isabel Ramos da Garcia Lorca

2006

Galleria S. Anna Disegni e incisioni

2010

Galleria il "Vicolo " Cesena a cura di Marisa Zattini

Performance "lavori in corso" Cesena



commenti

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Arcadia Et In Arcadia Ego Sum.com - 04/06/2015 - 16:34:36
Stiamo selezionando opere, per la partecipazione a questo nuovo evento d'arte, ci piacerebbe averti con noi :-) https://www.facebook.com/events/975690189140270/ www.etinarcadiaegosum.com
Valter Francesconi - 09/11/2012 - 13:47:22
opere eccezionali
Angelo Toschi - 01/01/2012 - 12:16:10
complimenti bellissimi lavori
sei stato mio professore alle medie ciaooooooo
auguri per un 2012 fantastico
http://www.equilibriarte.net/site/angelotoschi/portfolio/23300/376313
Antonio Summaria - 21/03/2011 - 10:52:01
Benvenuto e complimenti!!!
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