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Chiara Albertoni

Artista - iscritto il 13 ott 2005

Luogo: IT

Email - chiaraalbertoni@interfree.it

Sito web - www.chiaraalbertoni.it

Bio

di Erri De Luca

Come un verso deve arrivare scritto come fosse l'impulso di un momento, così la neve di Chiara è la stesura di un guizzo della sua volontà. Sia neve: e neve è subito distesa sulla tela.

Così è per la sabbia e i tronchi conficcati, figli di una tempesta, svolti da dentro un rotolo di nuvole.

Nella pagina tela di Chiara il moto è già avvenuto, resta un risultato, un'incisione del passaggio.

Chiara aspetta che il mondo si fermi. Allora lo fissa con occhi di Medusa e lo trattiene.

E il lupo in piena corsa che punta verso un angolo basso a sinistra è solo vento, non è zampe nè fame, è tramontana, è nord schiaffato fuori dall'otre di Eolo. Hanno dipinto il vento mostrando alberi curvi e cappelli in aria, con Zefiro che soffia in faccia a Venere, come una vela gonfia che piega l'albero maestro. Effetti secondari, per Chiara il vento è il lupo e chi lo guarda prima spalanca, ma poi stringe gli occhi.

Chiara si piega alla vita, ha scelto di fare la sua volontà. Obbedisce alle forme, fino alla virtù della copia. Questa è la sua umiltà, artigiana di tempi in cui l'apprendistato era infinito, maniacale, più vicino alla devozione a una liturgia cha a una disciplina. Ma mentre esegue con la precisione di chi decora un codice, Chiara ha visioni, uno sciame di api visionarie attraversano il campo, vibrano nella mano, infebbrano la tela. Il bianco di Chiara è fame, cenere, filo di sutura. Un poeta in yiddish morto nel 1943 dentro il ghetto di Lody scrive con l'ultimo inchiostro: "Notte di fame fammi andare a succhiare la via lattea".

Chiara ha preso il bianco da una delle notti di Isaia Spiegel. Lui gliel'ha portato in dote nuziale; da un corteo di assenti. Il bianco di Chiara è una granita di ghiaccio di meteore, frutto di spazio e notte distillata.
Un po' di quel bianco le resta sulla pelle della fronte, nella cucina dove incontro la sua opera. Chiara non la mette al muro, non l'appoggia a una sedia. Se la mette davanti al corpo, è lei il cavalletto, dove sta meglio distesa, alla giusta altezza il suo spargimento di calore. E da passante, in una stanza in cui siamo ospitati entrambi, so di avere avuto un colpo di fortuna, uno scappellotto di grazia sotto gli occhi a vedere il suo bianco, il suo mastice della bellezza.


commenti

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Lorenzo Paci - 12/01/2011 - 10:28:23
auguriiiiii :D
Utente disattivato - 12/01/2011 - 24:52:57
Auguroni Chiara.
INDEPENDENT ART GROUP ORFEUS - 13/04/2010 - 19:17:39
Salve, se vuole ricevere gratis una copia del nuovo numero della rivista d'arte ORFEUS mi mandi il suo indirizzo
Lorenzo Paci - 06/04/2010 - 09:35:26
ben arrivata anche qui ;)
Tutti i commenti (63)
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