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Francesco Mestria

Artista - iscritto il 14 ott 2005

Luogo: IT

Email - campasul@libero.it

Bio

http://www.facebook.com/album.php?aid=13433&id=1580893524&l=1dbe8370b0



Francesco Mestria, artista lucano diplomato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Bari è l’unico artista scultore presente nella mostra con l’opera “Life”. Il suo percorso artistico si riconduce al filone già sperimentato dall’artista americano George Segal. L’individualismo delle figure rappresenta la volontà di ricercare una dimensione sociale dell’uomo; l’isolamento della figura è solo apparente, perché il suo volume si inserisce nel contesto spaziale circostante; la sua solitudine è quella della incomunicabilità La quotidianità del gesto si sublima nella teatralità della costruzione, che acquista un valore scenografico.

Dal catalogo di Enkomion.








il catalogo di monA(R)sTEro:


http://www.facebook.com/video/video.php?v=1044721649883







aderite a "monA(R)sTEro"
http://www.equilibriarte.org/eventscal/2055

 

 

(@EQWork)(EQWork)

 


alcuni filmati dal monA(R)sTero:

http://it.youtube.com/watch?v=fD02FhjHlqU

http://it.youtube.com/watch?v=5jFdqdSZNDQ&feature=chann

http://it.youtube.com/watch?v=AB5QuuaW16s&feature=chan

http://it.youtube.com/watch?v=fD02FhjHlqU&feature=channel_page

http://it.youtube.com/watch?v=NvM--1kqOMw&feature=channel_page

http://it.youtube.com/watch?v=NvM--1kqOMw&feature=channel_page

http://it.youtube.com/watch?v=lxu29dmuCNI&feature=channel_page

http://it.youtube.com/watch?v=YhZfOjTFX-Y&feature=channel_page

tutto quello che faccio è per le tre donne della mia vita.


http://www.equilibriarte.org/goto.php?loc=http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=64956&rel=nofollow

http://www.equilibriarte.org/goto.php?loc=http://www.puglialive.net/home/news_det.php?nid=17696&rel=nofollow

http://www.artefatto.eu/index.html

Galleria d’ARTE 2000 di Tina Parotti, via Statuto 13 Milano

ALBERO Senza Titolo

Vernice 13 dicembre ore 18:00
12-24 dicembre 2008

Artisti: Eulalia Allievi, Antoh, Francesco Bellon, Gabriela Bodin, Francesca Crocetti, Maria Elena Danelli, Domenico Lombardo, Midori McCabe, Davide Maccari, Francesco Mestria, Massimiliano Robino, Anna Pirola, Roberto Stucchi, Raffaello Talò.
Curatore: Mariangela Maritato



'Ogni sera,quando torno a casa,quando tolgo la maschera dal mio viso,mi guardo negli occhi,e resto lì attimi infiniti..I colori si sciolgono nelle mani e lascio cadere ogni velo,pesantemente stanca del gioco..così stanca...
Ora hai anche tu la tua maschera,che metti al mattino e ritogli la sera,ti vedo e sei ad un passo da me,posso tendere la mano e toccarti,è un istante ,è niente..ma è tutto quello che resta anoi che abbiamo dato tutto quello che potevamo dare,che ci siamo scavati un giorno lontano con le unghia dentro,per mangiarci il cuore l'uno dell'altro perché non potesse mai appartenere a nessuno.
Tutto questo l'ho scritto per te e per me,e prima che il tempo ci cancelli per sempre,voglio lasciarti un qualcosa:un pensiero,una parola,un fiore,un respiro..tutto quanto quello di cui non sono mai stata capace..'

MG.Todaro da 'Maschere'





Testo critico di Barbara Improta/

“Suvvia, dormi, / dormi, bimbo: / dorma il mare; / l’immensa // sventura dorma.”
Simonide/

La prima volta che ho visto delle sculture in cartapesta è stato a Matera, durante la festa della Madonna della Bruna: un bizzarro carro colorato affollato di angeli, madonne e cristi dalle espressioni stupefatte, i gesti enfatici, una favolosa macchina scenica nel teatro tragico dei Sassi. Ritrovo l’umile e antichissima lavorazione di cenci macerati nelle sculture di Francesco Mestria, artista della provincia materana che eredita dalla tradizione artigianale la capacità di sfruttare a pieno le risorse della materia mettendola istintivamente a contatto con la luce e lo spazio. Ma nelle tre sculture di Mestria, che sono il nucleo centrale della mostra, della spettacolare messinscena barocca è rimasto ben poco, spogliate del colore, delle vesti e dei simboli cristiani sembrano uscite dalla bottega ancora sbozzate. Resta la loro attitudine teatrale ma così ridotte all’essenziale ricordano piuttosto le figure arcaiche e archetipiche delle misteriose civiltà proto-elleniche che hanno abitato queste terre, antichi eroi ancora senza nome e senza volto, kouroi contemporanei che incarnano l’idea stessa d’umanità più che rappresentarla. Nella prima statua, Life, una madre amorevolmente piegata sul figlio, le forme indistinte, le linee curve e armoniose che raccordano le due figure, come nelle creature organiche di Henry Moore rimandano al passato favoloso del mito, prima della colpa, del formarsi della coscienza, quando la vita era ancora un fluire continuo e naturale ma ricordano anche la ‘purezza’ contadina dell’era pre-industriale rimpianta da Pasolini. All’improvviso le creature innocenti si trasformano in muse inquietanti, terribili manichini di morte, il canto esiodeo vira verso la tragedia disperata di Euripide. La brusca accelerazione dell’azione ‘srotola’ e spinge in avanti l’evento drammatico, l’omicidio del bambino (Murder), ma questa moderna Medea dai tratti appena accennati, i gesti sintetici, più che una risoluta e feroce assassina sembra un fantoccio che compie un gesto automatico, vittima anch’essa di un destino imperscrutabile, agìta da forze superiori, eroina abbandonata dagli dei, sola di fronte all’assurdo dell’esistenza. Il crescendo drammatico raggiunge il suo climax nell’ultimo atto, Suicide, in cui l’anti-eroina precipita nel vuoto, sopraffatta dal dolore della vita e incapace di dare una risposta alla crisi dei rapporti umani e sociali e al totale sovvertimento delle leggi naturali del mondo post-industriale. Inconsistente anti-scultura dal leggerissimo materiale, sagoma ormai esangue dalla bocca nera, spalancata in un grido d’angoscia, ‘relitto’ della scultura classica, è l’immagine della condizione dell’uomo moderno, l’Essere in corsa verso il Nulla.
Muto spettatore della tragedia uno strano totem:assemblando oggetti d’uso comune alla maniera dei dadaisti, l’artista crea un oggetto nuovo svincolato da qualsiasi funzione, un emblema. Il bambolotto ‘coperto’ da una busta di plastica trasparente (I bambini nascono con gli occhi aperti?) incarna la vita come ‘soffocata’ da un involucro, un carico di sofferenza e di colpa ancestrale, un opprimente condizionamento che crea una distanza invisibile quanto reale tra noi e il mondo. Questo suggestivo ready-made ha la stessa funzione del coro nella tragedia, amplia la prospettiva, dà al dramma visto sulla scena la sua dimensione metafisica, associa all’azione la sua sostanza morale.
Lo spirito mitico della Magna Grecia, col suo carico di alti ideali e antichissimi traumi, aleggia in tutta la mostra. Le lamiere-corazze trafitte e martoriate (Warrior, Warrior I) sono, come gli elmi scuri di Paladino, i segni di un passato di sangue e violenza più che le vestigia di un’antica gloria mentre i volti arcaici, dai segni eleganti e semplificati imprigionati nella pietra, di Aspasia, femminista ante-litteram nella sessista Grecia classica, e di Danae, dolce figura di mater dolorosa, indicano alla sensibilità moderna in queste belle figure di donne piuttosto che nei principi guerrieri l’eredità migliore di un luminoso passato./


http://it.youtube.com/watch?v=8qU7z2dhnOg



http://it.youtube.com/watch?v=Djuzm1FdGBE

 

 

 

 

 

 

 

 

 


commenti

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Dora Romano - 16/03/2012 - 13:02:47
(@EQWork)(EQWork)
Grazie!
Angelo Toschi - 03/01/2012 - 20:53:03
complimenti per la tua arte
http://www.equilibriarte.net/site/angelotoschi/portfolio/23300/376313
Maria Grazia Todaro Art Director - 19/04/2011 - 19:15:04
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la locandina definitiva,presto la brocure con i nomi dei partecipanti
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