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"Curatori in carriera???"

Arte Contemporanea - Aperto da: Lorenzo - 14.01.2016 11:18
post visto 4811 volte
#259682 14.01.2016 11:18

Curatori in carriera più quotati degli artisti. Ecco perché oggi nell'Art System del Bel Paese contano solo i critici

Dopo aver definito solo poche settimane fa gli artisti italiani "carini, educati e mosci che scivolano nel decorativo, non danno fastidio a nessuno e si vendono bene”  Luca Beatrice rincara la dose, ma stavolta concentra la sua attenzione sul fatato mondo dei curatori, accusati di essere "disinteressati dal fare squadraoltre che "abili manovratori di situazioni e carrieristi di professionesenza alcun interesse nel valorizzare il patrimonio della loro generazione "perché ciò non fa cassa e non restituisce abbastanza prestigio". 

L'articolo uscito ieri sulle pagine de "Il Giornale" - che linkiamo anche a fondo pagina - non lascia spazio ad interpretazioni a partire già dal titolo "Quei curatori in carriera più quotati degli artisti"

http://www.equilibriarte.net/article/3923

 

Ma tutto questo che senso ha??

#259683 14.01.2016 12:05

Leggo con curiosità l'articolo, abbastanza inutile, di Luca Beatrice.
Inutile perchè disegna, a mio avviso, una mappa che non rappresenta di per sè una grossa novità. Curatori italiani all'estero ve ne sono sempre stati, forse oggi - e non posso non considerarla una circostanza positiva - più di ieri.
Al contrario di ciò che sostiene l'articolo, credo sia un bene che molti giovani connazionali si siano fatti strada in un contesto internazionale senza dover appoggiare/appoggiarsi a schieramenti di gruppi d'artisti, come invece era in passato (vedi Celant-Bonito Oliva).
Così come credo che l'artista che 'corre da solo' non rappresenti di per sè una circostanza negativa, memore degli ultimi decenni del secolo scorso dove se non facevi gruppo (talvolta anche in modo pretestuoso e forzato) si riducevano esponenzialmente le sue possibilità di visibilità e d'ingresso sul mercato.
Concordo con te nel concepire l'artista 'star' come un'eccezione alla regola, anche se sono quelli che hanno più visibilità nei media.
Ammesso che l'artista 'curatore' rappresenti una reale novità (io stesso quando ero artista, nella metà degli anni '90, ho curato alcune mostre e ricordo di non essere stato l'unico), non lo vedo in accezione carrierista, ma come un naturale ampliamento/sconfinamento della propria attività.
Credo infine che il tessuto dell'arte contemporanea (di 'sistema' e non) sia assai più articolato e differenziato di come lo si voglia rappresentare.
Ma agli scrittori di articoletti fa sempre più comodo parlar male dei soliti noti.

#259705 25.01.2016 08:17

"Non gliene importa nulla di valorizzare il patrimonio della loro generazione perché ciò non fa cassa e non restituisce abbastanza prestigio.Così i giovani artisti italiani, abbandonati a se stessi, il più delle volte agiscono da indipendenti, superano la figura del critico fedele e complice e si organizzano mostre ed eventi per i fatti loro. Ma questo è segno di grande debolezza, perché alla fine i critici somigliano a grigi burocrati, quando invece l'arte si è sempre fatta negli studi, nelle accademie, in luoghi disagiati e non troppo fighetti. Insomma se qualcuno dei nostri brillanti curatori di successo volesse spiegarci quale ricetta esiste per l'astenia e il malessere dell'arte italiana, gliene saremmo davvero grati."

 

secondo me con questo articolo ha voluto colpire la politica italiana, non i curatori.

Il problema è che in italia, da almeno 8 anni non si fa più nulla.

I curatori che sono sempre stati una appendice statale, non hanno più avuto un soldo per organizzare nulla.

Gli artisti erano già stati annientati negli anni precedenti da una esterofilia estrema.

Praticamente in italia non ci rimane più niente - niente artisti, niente curatori, niente soldi, distrutto il ceto medio, chiuse le gallerie...

UNA TRISTEZZA.

 

 

Tenete presente che io non faccio il tifo per lo stato, ma che almeno ci lasci i soldi per lavorare, altrimenti la gente va via o non cresce.fo

#259706 25.01.2016 10:46

Cara Nicoletta, questa volta non sono d'accordo, o almeno in parte.
Ti sei sempre lamentata che lo stato butta via un sacco di soldi per istituzioni che non servono a nulla (e per prender voti, come scrivevi tu) ed ora ti lamentii, al contrario, che lo stato ha abbandonato artisti e curatori.
Da almeno otto anni, scrivi, in Italia non si fa più nulla. Beh, forse non si fa più nulla che assecondi i tuoi gusti, ma di fatto qualcosa si fa.
Nascono nuovi musei, si recuperano e ampliano quelli vecchi.
A Firenze è stato aperto il Museo del Novecento, ampliati gli Uffizi e il Museo dell'Opera del Duomo, incrementate le mostre, sia nell'antico che nel moderno. Nella vicina Prato è stata riaperta con successo la Pinacoteca Comunale (chiusa da vent'anni) e i lavori per l'ampliamento del Museo Pecci volgono al termine.
Anche lo slogan delle gallerie che chiudono è una tiritera che propini con cadenza regolare. Ora non so nella tua città, ma conosco la situazione di altre e non è come dici tu.
Prendo spunto da Firenze, soltanto per il motivo che la conosco meglio, e ti posso far l'esempio di Via Maggio, una strada storica che ospita molte gallerie dedicate all'antiquariato che ha un po' sofferto della crisi negli ultimi quindici anni, con spazi storici che hanno chiuso i battenti. Ma negli ultimi tre anni vi hanno aperto nuove gallerie (mi par di averne contate quattro), tutte dedicate al contemporaneo. Il che significa che c'è movimento.
Ora cerchiamo di capirci. io non intendo dire che tutto vada a gonfie vele, me ne guardo bene, ma non vedo una situazione disastrosa come l'hai sempre dipinta tu, al contrario vedo segnali di ripresa, perlomeno nel mercato dell'arte.

Il problema dei curatori è complesso: ovviamente dove c'è una mostra in uno spazio istituzionale c'è anche un curatore, il che significa che i curatori - molti o pochi che siano - ci sono. Forse mancano le istituzioni rivolte ad una seria e specifica formazione professionale, anche se negli ultimi anni sono nati corsi di laurea specifici nelle università.

Per quel che riguarda l'esterofilia degli artisti italiani, secondo me, si tratta anche - ma non solo - di un tuo punto di vista personale. Molti artisti italiani si sono avvicinati ad un linguaggio internazionale già fin dalla fine dell'ottocento, in maniera più evidente dai primi decenni del novecento e questa non è di per sè una circostanza negativa, visto che si tratta di un fenomeno non legato alla sola Italia, ma a un ampio contesto internazionale.
I futuristi, la metafisica, Burri, Fontana, Castellani, poi l'arte povera e la transavanguardia - ti facciano schifo o meno - rappresentano saldamente l'arte italiana in un contesto internazionale.
Poi, per fare un discorso più generale, il successo dell'arte è sempre stata legato ai centri di potere, se un tempo erano Firenze e Roma, poi Parigi, oggi l'America la fa da padrona - anche se l'arte americana deriva in toto dalle avanguardie europee.
Magari in futuro  - e ci sono già delle chiare avvisaglie - la Cina.
Contro la Storia si può far poco.

#259761 31.01.2016 09:56

Benissimo,allora tutto

ok, tutto molto bene, andiamo alla grande!!!!

alessandro, posso toccarti?πŸ˜„πŸ˜„πŸ˜„...... Ma va....!!!!!

 

 

#259763 31.01.2016 14:01

puoi articolare meglio il tuo discorso? Cosa intendi con "da almeno otto anni non si fa più nulla"?

#259765 01.02.2016 08:18

l'arte è sempre stata appoggiata dallo stato e gli artisti ne hanno approfittato molto anche se  inginocchiandosi....questo almeno creava un certo movimento.....

e poi c'erano delle realtà private che avevano un bel giro e un po' di soldi per fare eventi e mostre e  artisti nuovi che crescevano, alcuni si distinguevano, altri erano meteore, i giovani potevano sperarci.

Da 8 anni, non ci sono più finanziamenti per fare nemmeno un aperitivo ad alti livelli immagina per realtà più basse o se non statali comunali... quelli che tu dici sono stati aperti sono musei del cazzo che servono solo per accontentare gli amici di partito e per assicurarsi qualche voto, non sono certo un favore all'arte.... cosa che tralaltro lo stato non ha mai fatto.

Le realtà private hanno finito i soldi e fanno degli eventi a toni bassissimi e tante gallerie hanno chiuso, se qualcuno apre dura poco purtroppo.

I giovani, non hanno più spazio e possibilità per crescere, vedi Artefiera... per l'ennesima volta le solite facce...( ho visto le foto di Lorenzo)

io non dico tanto, ma uno o due nuovi avrebbero potuto esserci... una volta succedeva.

Fare l'artista oggi, non è un lavoro, è una condanna a patire la fame.

Quando tu mi dici che va tutto bene, mi chiedo dove tu viva e che parametri oggettivi tu tenga in considerazione.

va bene essere tra le nuvole, ma tu da ex del settore dovresti essere molto cosciente di questa pesante sofferenza dell'arte italiana.

Senza parlare poi del mondo curatoriale e giornalistico legato all'arte... quelli sono proprio spariti e se scrivono, lo devono fare gratis.

ma tu dici che va tutto bene... meglio così!!! 

 

#259766 01.02.2016 14:43

Tanto per incominciare direi che hai maturato una visione piuttosto rosea del ruolo delle istituzioni nel sostenere i nuovi artisti, nel senso che non mi pare che dieci o venti anni fa la situazione fosse molto diversa. Certo, te ne do' atto, la crisi generale e soprattutto i tagli alle finanze comunali e regionali hanno imposto molte più limitazioni. Ma non credo che fare una mostra in uno spazio istituzionale (intendo, per dire, in una sala adibita a mostre del Comune) avesse alcuna influenza nel percorso artistico-commerciale di qualcuno, ma certo era meglio che niente, sicuramente ti dava una motivazione e magari ti faceva vendere un paio di quadri.
Magari ti stampavano un depliant, o se riuscivi a risparmiare, un cataloghino striminzito. Tutta roba, in fin dei conti, che quando entri nel mercato reale diventava carta straccia, perlomeno per la mia esperienza personale.

Le gallerie private erano di più, può darsi, dovremmo fare un censimento. A Firenze, scusa se mi ripeto, negli ultimi dieci anni la situazione - paradossalmente - è andata migliorando.
Ci sono stati spazi che hanno chiuso (anche istituzionali) ma altri che hanno aperto. A Pietrasanta, città storica nella produzione e lavorazione del marmo, le gallerie continuano ad esserci, se una chiude, un'altra riapre. Un paio d'anni fa degli amici ne aprirono una, che ancora è presente. Ricordo che chiesi a loro come si trovavano - convinto che avessero seri problemi - ma loro mi dissero che la risposta era stata positiva.
A Montalcino, città tutta basata sulla produzione del vino e del relativo indotto turistico-enologico, ha aperto, per la prima volta nella sua storia una galleria d'arte. Spero che duri.
Non sono in grado di tastare il polso delle fiere d'arte, perchè non me sono mai interessato, dovremmo magari chiedere a Lorenzo Paci, che se ne occupa professionalmente.

Dici che fare l'artista, oggi, è una condanna a patire la fame. Sono del tutto d'accordo con te, ma non mi pare che trent'anni fa la situazione fosse così diversa.
Lo stesso vale per giovani curatori e giornalisti. La maggior parte lavorava gratis anche prima.

Quindi, non è che io dico che tutto va bene, semplicemente non vedo quel catastrofico peggioramento che indichi tu.

#259768 01.02.2016 17:22

ahahahah!!!

allora tu dici che andava già tanto male prima che adesso non ci dovremmo accorgere della differenza!

va la che sei un bel tipo.!! agag

http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=48444&IDCategoria=1

e comunque anche artefiera scricchiola forte.

( poi tu da pseudo critico giornalista saprai leggere tra le righe.... e secondo me se ne parlano è molto peggio di quello che dicono)

ah

#259769 01.02.2016 18:56

Dunque, ho letto l'articolo che hai postato alla luce di quello che affermi e vado ad analizzarlo brevemente.
L'articolo, pur con un titolo che paventa cupa sventura, si apre sottolineando - forse involontariamente - diversi aspetti positivi e parla di:

- eventi decisamente importanti
- grande risposta delle gallerie - ben 217
- il pubblico c'è, addirittura si parla di sovraffollamento nel week end
- a Bologna si vende bene (come afferma anche uno dei galleristi intervistati)

Gli aspetti negativi sono imputabili, più che a un sistema in crisi, a delle pecche dell'organizzazione:

- si parla quindi di disorganizzazione generale
- bassa qualità di molte gallerie
- del carattere troppo poco internazionale (il che vuol dire che sono privilegiate le gallerie nazionali...)
-  e che potrebbe venir sostituita da altre manifestazioni più giovani che hanno dimostrato grande vitalità negli ultimi anni.

Quindi anche l'ultimo punto, pur denunciando una certa inadeguatezza di Artefiera, afferma della "grande vitalità" di nuove manifestazioni.

Se devo prendere come riferimento questo articolo (ed io cerco di fare riflessioni in un contesto ben più ampio) non vedo nulla di spaventoso al di fuori della cattiva organizzazione interna all'evento, che evidentemente punta a 'far ciccia' piuttosto che a collocarsi a livelli di prestigio e visibilità più alti.

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