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"...ma le fiere d'arte??"

Mostre e Musei - Aperto da: Lorenzo - 29.11.2013 09:48
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#255559 29.11.2013 09:48

Dopo l'articolo di Domenico, ho pensato a quale potrebbe essere il futuro (...credo molto prossimo) delle molteplici fiere d'arte contemporanea che colorano l'emisfero arte di mezzo mondo.

Da Hong Kong a Miami, passando per Basilea, Londra e Berlino, qual'è la vostra ricetta per questo genere di manifestazioni?

Sempre più simili e sempre più ripetitive, cambiano i fattori ma il risultato è quasi sempre uguale.

Come saranno le fiere d'arte del futuro?

#255562 29.11.2013 17:17

 posso sapere se queste sono considerazioni di Domenico o da dove sono tratte?

L'unica cosa su cui sono d'accordo è che sono troppe e monotone, ma questo è un problema che sussiste da un po' di tempo e mi stupisco che non si sia voluto analizzare il motivo per cui hanno stancato.

trincerarsi dietro a queste frasi mi fa rabbrividire:

Nate come grandi occasioni d’arte le fiere sono diventate in breve tempo la via crucis dell’arte, il tour de force del collezionista, grigi centri commerciali dell'artisticità, svalutando sempre di più l’opera artista a semplice oggetto di rapido consumo.

Il sistema è diventato prigioniero di una giostra sempre più vorticosa, che rapidamente ha bruciato la gioiosa freschezza delle novità a vantaggio di una serialità mercantile preconfezionata.

Si vuole continuare a pensare che l'arte è qualcosa di avulso da ogni scambio commerciale ed economico, forse non fa figo.

In realtà l'arte è una delle cose più commerciali che ci siano in quanto essendo un bene superfluo, si basa solamente sui desideri della gente e quindi sul mercato.

Dopo ....che  te la vogliano raccontare e infarcirtela di significati extrasensoriali, a me va benissimo, ma sono convinta che anche questo sistema sia un po' alla frutta... la gente è informata ( magri informata male, ma le notizie scorrono molto di più)

La colpa del declino delle fiere secondo me è proprio questo nuovo modo di comunicare.

Tutte le fiere di qualsiasi settore sono cambiate e sono diminuite.

Una volta si attendeva la fiera per presentare una cosa nuova, altrimenti avresti dovuto sguinzagliare decine di commerciali a fare le nuove proposte, adesso basta una mail, un bel catalogo pdf per avere tutto e subito a casa.

Chiaramente se uno ha tempo per un giro a MIAMI, vale sempre la pena ( Rodeo drive è sempre un bel vedere)

ma sia per i compratori che per gli artisti è diventato un costo inutile, si può comunicare in altri modi.

è l'evoluzione !!!

basta dar la colpa al consumismo, poteva andar bene 40 anni fa, adesso è una scusa da vecchi. 

#255572 29.11.2013 21:26

Tutte le fiere di qualsiasi settore sono cambiate e sono diminuite.

Può darsi, tranne quelle di arte contemporanea che fioriscono in ogni dove.

#255583 30.11.2013 09:25

Può darsi, tranne quelle di arte contemporanea che fioriscono in ogni dove.

dove?

e poi se anche fosse, non è detto che sia un buon segno.

Molto spesso, se noti, quando il settore va in crisi, si lascia spazio ai più piccoli di fare eventi per continuare a smuovere le acque, ma non è un segnale positivo.

Artefiera 10 anni fa era un feudo inespugnabile anche per gallerie prestigiose.

ricordo che per alcuni c'era il turnover un anno rimase fuori guidi e schoen e un'altro Bonelli adesso se fai richiesta ti danno lo spazio anche a te.

 

#255597 30.11.2013 18:26

Vedi commenti nell'articolo, nel forum non c'entro più ... 

#255634 03.12.2013 18:11

"tranne quelle di arte contemporanea che fioriscono in ogni dove"

Non dire assurdità malauguratamente scaturite dall'idea di come vorresti sia la realtà Querci... Non è assolutamente come affermi.

Ha ragione Nico, c'è un gran da fare per non far morire il business dell'arte contemporanea ma di fatto molte gallerie di AC stanno chiudendo inesorabilmente i battenti.

Nella città dove abito ha chiuso Piemonte Artistico e la prestigiosa galleria Tito Arte di via Maria Vittoria, in pieno centro.

Leggete questo recente articoletto perchè è veramente interessante, pensate a tutti quelli che si sono fatti fottere acquistando opere false di Mario Merz, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Schifano, Calzolari, Keith Haring, Mimmo Rotella, Paulucci, Crippa, Angeli, Oriani, Vasarely, Carol Rama, Nitsch, Kounellis, o Joseph Beuys.

http://torino.repubblica.it/cronaca/2013/09/19/news/la_galleria_dei_capolavori_ma_erano_solo_croste-66837815/

Se si gira per il centro adiacente via Maria Vittoria, e per chi conosce Torino, potrà accorgersi delle molteplici gallerie con serrande chiuse. Il fatto è che questi non sono eventi isolati, sta accadendo un po' ovunque.

#255637 03.12.2013 19:44

Non dire assurdità malauguratamente scaturite dall'idea di come vorresti sia la realtà Querci... Non è assolutamente come affermi.

No? prova a leggere l'articolo linkato, informati.

Per le gallerie a Torino, quelle che conoscevo trent'anni fa ci sono ancora: Peola, Persano, Weber, Tucci Russo. Christian Stein ha chiuso una ventina d'anni fa ma la sede di Milano è ancora attiva e guardando su web mi sembra che un ce ne siano un sacco che manco conoscevo, ma io parlo di quelle legate al contemporaneo, può darsi che le gallerie legate alla pittura tradizionale chiudano, come le piccole associazioni culturali locali come Piemonte Artistico.

#255640 04.12.2013 08:15

No? prova a leggere l'articolo linkato, informati.

ma è un articolo di Domenico!!!

non è che se prima c'erano 2 mostre e adesso ce ne sono 1000 di quartiere sia un segnale di grande movimento positivo

Anzi, secondo me e anche secondo l'articolo, non è un buon segnale.

Io tutta questa euforia per l'arte in italia non la vedo e all'estero secondo me, stanno cambiando molte cose.

 

Il piemonte è una delle regioni più in crisi e spero vivamente che abbiano smesso di buttare soldi pubblici per il contemporaneo.

#255641 04.12.2013 11:43

"No? prova a leggere l'articolo linkato, informati."

Sono molto informato su ciò che accade nella mia città Querci, che poi ne sia particolarmente interessato è un altro discorso...

"quelle che conoscevo trent'anni fa ci sono ancora: Peola, Persano, Weber, Tucci Russo"

La galleria Alberto Peola è un affittacamere di lusso, porta avanti artisti che pagano profumatamente le loro esposizioni. Persano è una galleria che aveva iniziato con una scuderia di artisti che producevano arte povera, adesso nel suo capannone ospita chiunque si professi artista, basta che paghi. Oltretutto è una delle gallerie del circuito di Artissima. (sai che roba...)

La galleria Weber ha sempre ospitato la vasta brodaglia del contemporaneo, se non ha ancora chiuso è perchè Weber si può permettere di restare con le serrande sollevate. La galleria Tucci Russo non la conosco bene, ma credo si occupi delle stesse manifestazioni contemporanee di cui si occupa la Weber, cioè il nulla infarcito di quattrini.

"come le piccole associazioni culturali locali come Piemonte Artistico"

Sei male informato Querci, il Piemonte Artistico non "era" affatto una piccola associazione.

Ciò che spicca nell'articolo è la facilità con cui costoro vendevano le banali croste degli artisti elencati, croste che, a mio personale avviso non differiscono molto dagli originali.

Un sacco di juta appeso, originale di Kounellis differisce molto secondo voi da un'imitazione di un sacco in tela di juta di un pinco pallino qualsiasi?

A due milioni e mezzo ammonta la truffa ai danni dei polli che, pensando di fare un solido investimento si portavano a casa quelle cazzate falsificate.

Sinceramente non mi stupisce che a Torino ci siano polli benestanti che abbiano buttato così i loro soldi, e del resto ammettiamolo pure..... I prodotti d'arte contemporanei si prestano troppo facilmente a falsificazione  e contraffazione.

E' il paradosso di una beffa, la galleria vendeva cazzate contraffatte firmate con nomi contemporanei altisonanti che producono cazzate. ag

Perlomeno il buon Totò simulava la vendita della fontana di Trevi (un'opera di effettivo valore), ed eventi truffaldini di questo tipo accadevano in tempi sicuramente più preziosi di quelli attuali.

#255642 04.12.2013 12:37

Da quello che scrivi continuo ad avere la sensazione che tu parli di cose e persone che evidentemente non conosci, confondendo gallerie con una precisa e duratura linea curatoriale (che può anche non piacere) con delle gallerie commerciali, cioè che affittano gli spazi all'artista di turno.
Oltretutto fai continuamente confusione fra piano internazionale (proliferare di fiere dell'AC) ed il regionale-cittadino (che comunque a Torino non mi pare sia messo per niente male).
Definisci una galleria-supermercato come Tito Arte come una galleria 'prestigiosa', confondi un onesto punto di ritrovo di artisti locali come testimone della crisi del contemporaneo.
Non ho nient'altro da aggiungere, continua pure così, tanto ci siamo abituati.

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