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Hirstland, effetti speciali a Venezia

Pubblicato da
Domenico Olivero
il 19 giugno 2017
Tutti sul set della fanta-mitologia ideata dall’artista inglese.

Non ho parole, per questo grande progetto, l’umore è alterno da parte un senso di ammirazione per tutti questi manufatti eseguiti con grande maestria e capacità, dall’altra una marea di dubbi su quello che vedo. Più che un’opera d’arte opere di alto artigianato. Pare  di essere su un set di un film dove fra poco si svolgeranno azioni incredibili, eventi mitologici e chissà che altro.

Si sono già scritti fiumi di parole per questo evento. Di arte se ne percepisce un sentore, ma nulla più, sicuramente piacerà a chi vuol farsi notare anche se poi il tutto non ha un capo ne una coda. Tutte queste sculture non trasmettono molto, non dicono nulla di interessante, sicuramente sono bellissimi oggetti, divertenti miscele fra mitologie fumetti e personaggi da film d’avventura. Una marea di bei manufatti fatti per divertire, un gioco narrativo che ha poco di culturale poiché oggi domina un unico credo consumismo, e questo evento ne è il perfetto modello.

PS. una lettura più cattiva potrebbe però vederci una bella presa in giro che l’artista inglese fa alla parallela Biennale, che qui ogni due anni raccoglie tutto il mondo dell’arte, soprattutto quello così detto intellettuale, critico, curatoriale; che nel confronto risulta un piccolo criceto che gira su se stesso, mentre l’intervento di Hirst è un mastodontico gioco per tutti.

 

Info Palazzo Grassi e Punta della Dogana

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