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L’arte espansa

Pubblicato da
Leonardo Basile
il 11 novembre 2015
"La sfera dell'arte si è ampliata enormemente. Qualunque cosa può essere trasformata in "arte", anche senza che il suo autore ne sappia nulla. Chi ha la legittimità e l'autorevolezza per operare questa metamorfosi?" - Mario Perniola, dal suo ultimo libro "L'arte espansa", edito da Einaudi, uscito un paio di mesi fa e che non potete non fare entrare nella vostra testa...11 euro spesi non bene ma benissimo, con la considerazione finale (lettura snella e coinvolgente): Quasi quasi mi do all'ippica.

"Resta da capire perchè esistano nel mondo centinaia di migliaia e forse milioni di "artisti", più o meno consapevoli di essere tali, e che cosa li abbia portati a intraprendere un'attività così problematica, che è quasi sempre fonte di scoraggiamento e di frustrazione. Una spiegazione sociologiga potrebbe consistere nel fatto che l'arte è l'unico tipo di attività deviante consentita nelle società occidentali. Quindi tutti gli artisti, proprio in quanto artisti, sarebbero outsiders, non per loro scelta, ma perchè gli "altri" li vedono come devianti. E' questa la nozione di outsider sostenuta dal sociologo Howard S. Becker: nessun atto in se stesso è deviante, ma lo diventa a partire dal momento in cui viene considerato tale dalla società in cui si vive.(..)
Certo è che la svolta fringe dell'arte è stata in incubazione almeno dai primi anni sessanta del Novecento e ora sollecita una specie di revisionismo teorico globale che si estenda anche alle opere che sono state considerate "canoniche", ai cosiddetti capolavori e ai "grandi maestri". In altre parole, le opere di Bosch, di Goya, di Klee hanno qualcosa in comune con l'acquerello di un bambino siciliano di otto anni, con una pittura melanesiana su una corteccia d'albero, col disegno di uno schizofrenico? (..)"

In questo libro, il cui titolo prende spunto dal mitico testo di Gene Youngblood, Expanded Cinema, Mario Perniola sostiene che è avvenuta una profonda destabilizzazione del sistema artistico, da lui definita come la svolta «fringe» dell'arte contemporanea. Molte barriere tradizionali sono crollate; si è aperto un orizzonte enormemente piú vasto all'interno del quale è difficile orientarsi. Esso comporta molti pericoli, ma offre al contempo nuove opportunità per chi voglia avventurarsi su questo terreno, a condizione di saper trasformare le molte informazioni disordinate e frammentarie di cui disponiamo in un discorso coerente che costituisca una nuova conoscenza estetica in grado di indirizzare un'attività artistica avvincente. La singola produzione artistica non basta piú a se stessa, ma richiede per la sua comprensione un corredo di dati che sollecitino la massima attenzione e le conferiscano legittimità e autorevolezza: Perniola introduce perciò il neologismo di «artistizzazione» e si sofferma sulle operazioni che la rendono possibile.
 

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